I DISTURBI ALIMENTARI A SEGUITO DELLA PANDEMIA DA COVID 19

Il COVID-19 ha avuto un impatto significativo sulla salute mentale e emotiva di molte persone in tutto il mondo. Ci sono stati casi di disturbi alimentari che si sono aggravati o che si sono sviluppati a causa della pandemia di COVID-19.

È difficile fornire statistiche precise sull’impatto del COVID-19 sui disturbi alimentari, poiché questi disturbi sono spesso sottostimati o non diagnosticati. Tuttavia, ci sono alcuni dati disponibili che suggeriscono che i disturbi alimentari potrebbero essere stati aggravati o sviluppati a causa della pandemia di COVID-19.

Secondo un sondaggio condotto dalla National Eating Disorders Association (NEDA) negli Stati Uniti nel 2020, il 45% delle persone con disturbi alimentari ha riferito che i sintomi del disturbo erano peggiorati durante la pandemia di COVID-19. Inoltre, il 39% ha riferito di avere difficoltà a ottenere il trattamento di cui avevano bisogno durante la pandemia.

L’anoressia, la bulimia e l’obesità sono disturbi alimentari seri che hanno conseguenze sulla salute fisica e mentale.

L’anoressia è caratterizzata da una paura irragionevole di ingrassare, un’immagine corporea distorta e una ridotta assunzione di cibo.

La bulimia è caratterizzata da episodi di abbuffate alimentari seguiti da comportamenti compensativi, come il vomito autoindotto o l’uso di lassativi, per prevenire l’aumento di peso.

L‘obesità è caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che può aumentare il rischio di diverse condizioni di salute, come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.

Durante la pandemia di COVID-19, alcune persone potrebbero aver sviluppato disturbi alimentari a causa dello stress e dell’ansia causati dalla pandemia, della mancanza di attività fisica a causa delle restrizioni di movimento o dell’aumento dell’assunzione di cibo come forma di conforto. Inoltre, le restrizioni imposte dalla pandemia, come la chiusura di negozi e ristoranti, potrebbero rendere più difficile l’accesso a cibi sani e nutrienti, contribuendo all’obesità.

Se ritieni di avere un disturbo alimentare è importante cercare aiuto professionale il prima possibile.

I disturbi alimentari possono essere trattati con successo con una combinazione di terapia, supporto nutrizionale e, se necessario, medicina.

Ecco alcune opzioni terapeutiche che potrebbero essere considerate per il trattamento dei disturbi alimentari:

  • Terapia cognitivo-comportamentale (TCC). La TCC è un tipo di terapia che mira a modificare i pensieri e i comportamenti negativi che contribuiscono ai disturbi alimentari. La TCC può aiutare a sviluppare abilità di coping sane e a migliorare l’immagine corporea e il rapporto con il cibo.
  • Terapia familiare. La terapia familiare coinvolge tutti i membri della famiglia e mira a migliorare le dinamiche familiari e a sostenere il recupero dal disturbo alimentare.
  • Supporto nutrizionale. Un dietista o un nutrizionista può aiutare a sviluppare un piano alimentare sano e soddisfacente e a gestire il peso in modo sano.
  • Medicina: In determinati casi, può essere utile assumere farmaci per trattare i disturbi alimentari.

È importante sottolineare che il trattamento dei disturbi alimentari è un processo continuo e che richiede tempo. Potrebbero essere necessarie diverse forme di trattamento per trovare quello che funziona meglio per te. Se hai preoccupazioni riguardo ai disturbi alimentari o alla tua salute mentale in generale, non esitare a chiedere aiuto a un medico o a un professionista della salute mentale.

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ZONA DI COMFORT – COSA FARE PER USCIRNE? CONSIGLI PRATICI -PARTE 2

Ho scelto la poesia “Lentamente Muore” della giornalista e scrittrice brasiliana Martha Medeiros perché rappresenta molto bene l’idea che se una vita non è vissuta al massimo e se non usciamo dalla nostra zona di comfort, dai nostri schemi mentali, tenderemo a rimanere fermi, senza mai viaggiare e conoscere altri aspetti di noi stessi.

Lentamente muore

“Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida
 felicità.”

Come ho scritto nell’articolo precedente, la zona di conforto è uno stato psicologico in cui la persona prova sicurezza e tranquillità perché, da esso, controlla tutto ciò che accade nella sua vita. Essa è formata dalle abitudini, dalle routines, dalle cose che non cambiano nel tempo.

La vita nella maggior parte dei casi è rutinaria. Tendiamo a vivere in questa zona di comfort, dove possiamo muoverci senza sperimentare alcun tipo di rischio. Tutto ciò è familiare, ci sentiamo sicuri, protetti, comodi perché non ci sono cambiamenti né imprevisti. Ma allo stesso tempo non cresciamo e adottiamo un atteggiamento passivo.

Rimanere nella nostra zona di comfort ci impedisce di esplorare nuove strade nella vita. Se riusciamo a sconfiggere la paura dell’ignoto per oltrepassare questi limiti, potremo ottenere cose che non pensavamo di essere capaci ottenere.

In questo articolo parlerò che cosa fare in concreto per uscire dalla nostra zona di conforto. Per uscirne, è necessario, come primo passo, pensare ai diversi aspetti della nostra vita, riflettere e chiedersi:

  • Sono soddisfatto della mia vita e con me stesso?
  • Come mi posiziono nel mio lavoro? E con la mia famiglia?
  • A quali sogni ho rinunciato nel corso della mia vita? Perché l’ho fatto?
  • Quali sono i miei hobby?
  • Che abilità ho sviluppato fino ad oggi?
  • Cosa ostacola la mia prestazione?

Essere coerenti con le risposte, anche se ci spaventano, significa mettere alla prova la nostra leadership interiore.

Tuttavia, quando non corriamo alcun rischio, corriamo il rischio di perderci cose buone. Perdiamo l’opportunità di evolverci. Abbiamo bisogno di uscire dalla nostra zona di comfort per raggiungere nuovi obiettivi.

Seguire i seguenti suggerimenti può aiutarci a farlo:

  • Affrontare le nostre paure gradualmente. Provare paura è una cosa naturale e serve a proteggerci dal pericolo. Tuttavia, la paura eccessiva è dannosa per il vostro sviluppo personale, perché ostacola le relazioni e la realizzazione di nuove esperienze.
  • Scoprire le nostre potenzialità. Le risposte di oggi saranno diverse da quelle che avrai nel caso tu faccia la stessa analisi in futuro. Questo accade perché sviluppiamo diverse abilità in base agli sforzi che facciamo nella nostra vita. Per questo dobbiamo essere sempre pronti ai cambiamenti.
  • Essere flessibile. La flessibilità è una caratteristica essenziale di una persona che conosce sé stessa ed è disposta a gestire situazioni inaspettate e imparare da queste.
  • Praticare attività che sviluppino la nostra creatività ed il nostro benessere. Investi in conoscenze che possono aggiungere valore alla tua vita professionale, ma non dimenticare di svolgere anche attività di tuo interesse personale. Queste strade ti permetteranno di essere una persona più completa e realizzata.
  • Condividere la tua opinione e accettare i feedback. Preparati anche ad ascoltare ed analizzare quello che gli altri hanno da dire su di te, pensando a come puoi migliorare.
  • Proporsi obiettivi quotidiani. Fai una lista di attività che desideri realizzare e fissa un termine per ciascuna di esse, senza porti obbiettivi irraggiungibili. Leggi un nuovo libro, vai a eventi sociali, oppure fai esercizi fisici sempre diversi. Tutte queste attività sono semplici esempi che puoi mettere in pratica per allontanarti dalla tua zona di comfort.

Uscire dalla nostra zona di comfort vuol dire vivere la vita con nuovi stimoli, cambiare punto di vista, reagire, ribellarci alla nostra condizione statica.

E ora prendi carta e penna e rispondi a queste domande: “Cosa farai oggi per uscire dalla tua zona di comfort?” “Cosa hai intenzione di fare prossimamente?”

Ricorda: non rimandare ciò che potresti fare oggi!

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CONDIVIDERE TEMPO DI QUALITÀ CON I FIGLI

Pensiamo che più tempo passiamo con i nostri figli, meglio è. Ma non è sempre così, in realtà dipende dalla qualità del tempo che dedichiamo.

In molte occasioni gli obblighi, il lavoro e la stanchezza ci privano di momenti rilassanti e in sintonia con i nostri familiari, ci impediscono di riconnetterci come coppia e come famiglia ma, ancora più importante, ci privano di momenti di qualità con i nostri figli.

Un tempo di qualità è quello in cui le risate e i sorrisi, le attività condivise, i giochi e anche le attività della vita quotidiana, sono i protagonisti. Tempo di qualità è: aiutare i nostri figli a fare i compiti, mostrare loro il nostro sostegno, mangiare insieme conversando, senza guardare la TV.

Vantaggi del Tempo di Qualità
Il tempo di qualità condiviso con i nostri figli produce i seguenti benefici:

  • migliora la comunicazione nella famiglia e la conoscenza reciproca;
  • migliora i legami affettivi e le relazioni familiari;
  • favorisce lo sviluppo dei bambini, inteso non solo in termini di sviluppo cognitivo, ma anche a livello affettivo e sociale;
  • rafforza e migliora anche la loro autostima.

L’infanzia è solo un breve momento nella vita dei nostri figli e nella nostra vita come genitori, quindi dobbiamo dedicare loro tempo di qualità. I figli crescono a velocità incredibile, e quando meno ce lo aspettiamo, hanno già superato un’altra fase del loro sviluppo. È per questo che è importante condividere tempo di qualità con loro, perché è proprio nell’infanzia che possiamo seminare e iniziare a formare un forte legame con loro, che si ripercuoterà per il resto della loro vita.


Da questo legame potremo stabilire con loro un rapporto basato sulla fiducia, il rispetto e l’amore. Per i nostri figli, noi saremo il luogo sicuro durante l’infanzia ed in noi troveranno la forza e la sicurezza di cui hanno bisogno per svilupparsi in modo pieno e felice.

E tu passi del tempo di qualità con tuo figlio?

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IL VALORE DEL NOSTRO TEMPO

“Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con sé stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.” Tiziano Terzani (giornalista e scrittore)

Noi viviamo di tempo, emozioni, vissuti, situazioni in una società frenetica dove il tempo è poco apprezzato. Ognuno di noi ha una visione diversa del tempo, non tutti tendono a pensare al suo valore e apprezzarlo, altri lo danno per scontato, come qualcosa che “possiedono“.

Il passare del tempo incide su tutti gli aspetti della vita di una persona, trascendendo anche quello monetario, perché, a differenza del denaro, il tempo speso non torna e non possiamo comprare più tempo. È la cosa più preziosa e allo stesso tempo la più grande dimostrazione che tutto è effimero, finito e limitato.

Imparare a gestire il nostro tempo è fondamentale per vivere bene ogni minuto della nostra vita e con consapevolezza. Il nostro tempo è vita, è oro; per questo bisogna sempre tener presente che il suo valore è il risultato delle decisioni che prendiamo e del modo in cui lo utilizziamo.

Investire tempo nel coltivare buone abitudini porterà come risultato una versione migliore di noi stessi. Alcune cose si concretizzeranno nel breve periodo, altre, a seconda del livello di importanza e del grado di complessità, richiederanno pazienza e costanza per raggiungerle a lungo termine.

Imparare a gestire correttamente il tempo è saper gestire noi stessi, gestire gli imprevisti e saper lavorare sulle cose importanti. Non è una questione di lavorare di più, ma di lavorare meglio, sfruttando il tempo disponibile. Non è una questione di quantità, ma di qualità.

LA GESTIONE DEL NOSTRO TEMPO E IL SUO VALORE

Si tratta di ottimizzare il tempo, essendo noi ad avere il suo controllo e non il contrario. Quindi cosa possiamo fare? Ecco alcuni consigli:

  • Pianificare,
  • Dare la priorità alle cose importanti,
  • Evitare le interruzioni,
  • Saper delegare,
  • Imparare a dire “No”,
  • Saper decidere sulle priorità,
  • Prendere coscienza del tempo,
  • Diventare più critici e consapevoli su come spendiamo il nostro tempo e dove lo investiamo.

E tu hai pensato come gestisci il tuo tempo? Gli dai valore? Lo utilizzi produttivamente?

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CURA DI SÉ STESSI E AUTO-COMPASSIONE

La cura di noi stessi inizia con la consapevolezza di ciò che succede dentro di noi, di come siamo. Solo quando siamo consapevoli possiamo iniziare a prenderci cura delle nostre esigenze.

La cura di noi stessi inizia con l’ascoltare il nostro corpo. Quando ci fermiamo un momento, rivolgiamo l’attenzione al corpo e percepiamo le nostre sensazioni, sintonizziamoci con noi stessi.

Cosa senti nel corpo quando mangi, quando leggi un giornale, quando fai la doccia Allenandoci, possiamo imparare ad ascoltare ciò che accade nel corpo.

L’auto-compassione è un modo per prendersi cura di noi, senza essere giudicanti o critici ed è particolarmente importante nei momenti di stress e sofferenza. Comporta sentimenti di gentilezza, cura e comprensione verso noi stessi, empatia e amore per la nostra vita. Come confortiamo un bambino quando è triste, possiamo confortare anche noi stessi quando siamo in difficoltà.

La auto-compassione è composta da tre parti (K. Neff):

  • Riconoscere e aprirci con consapevolezza al dolore emotivo;
  • Ricordare a noi stessi che la sofferenza è una realtà comune a tutti e che non dobbiamo vergognarci o isolarci quando qualcosa va male;
  • Rispondere con gentilezza e senza autocritica, rendendoci conto che meritiamo e abbiamo bisogno di compassione.

Tentare di usare la auto-compassione come metodo per resistere o sbarazzarci di emozioni negative è destinato a fallire. Dobbiamo ricordarci che la sofferenza è una parte naturale dell’essere umano.

Possiamo prenderci cura di noi vedendo il bambino che è in noi e riconoscendo di cosa ha bisogno. Il monaco buddista e maestro Thich Nhat Hanh utilizza l’immagine di un bebè per aiutarci a essere gentili con noi stessi. Se sei molto arrabbiato, per esempio, puoi trattare te stesso con estrema gentilezza e cullarti come un bebè.

“Quando diciamo di ascoltare con compassione, solitamente pensiamo ad ascoltare qualcun altro. Ma dobbiamo anche ascoltare il bambino ferito che è dentro di noi. A volte il bambino ferito in noi ha bisogno di tutta la nostra attenzione. Quel bambino che può emergere dalla profondità del tuo inconscio e chiedere la tua attenzione…”

Fermarci e chiederci: Quali sono i miei bisogni”? è il primo passo verso la auto-compassione nella vita quotidiana.

  • Tu, ascolti i tuoi bisogni?
  • Come ti prendi cura di te?
  • Sei comprensivo e compassionevole o critico e giudicante verso di te?

Bibliografia: K. Neff, La self- compassion. Il potere di essere gentili con sé stessi, a cura di G. Siddu Pilia, Franco Angeli Editore, Milano 2019.

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I BENEFICI DI USCIRE DALLA ZONA DI COMFORT

Si parla spesso di zona di comfort. Cos’è? Quali sono i benefici ad uscirne? Quante volte senti il desiderio o la necessità di fare qualcosa di diverso dal solito ma alla fine non riesci a farlo?

Questo perché ti senti a tuo agio a fare le solite cose che già conosci, che sono facili e che non richiedono sforzi anche se sono poco gratificanti. Senza rendertene conto, ti sistemi e ti senti a tuo agio nella tua zona di comfort. Ma se a volte avessi bisogno di qualcosa di più?

ZONA DI COMFORT – DOTT.SSA VANESA ROJAS

Che cos’è la zona di comfort?

È uno stato psicologico in cui la persona prova sicurezza e tranquillità perché, da esso, controlla tutto ciò che accade nella tua vita. Esso è formata dalle abitudini, dalle routines, dalle cose che non cambiano nel tempo.

La vita nella maggior parte dei casi è rutinaria, tendiamo a vivere in questa zona di comfort, dove possiamo muoverci senza esperimentare alcun tipo di rischio. Tutto ciò è familiare, ci sentiamo sicuri, protetti, comodi perché non ci sono cambiamenti nemmeno imprevisti, ma allo stesso tempo non cresciamo, adottiamo un atteggiamento passivo, in cui sappiamo cosa aspettarci.

La nostra zona di comfort è un problema? Per molti la zona di comfort non rappresenta un problema, dipende da come loro la vivono, come si sentono e quali sono le loro aspettative.

Nel tempo, rimanere sempre nella zona di comfort, ci può far vivere in una “gabbia” e allo stesso tempo, può impedirci di crescere intellettivamente ed emotivamente, oltre che a privarci di nuove esperienze.

Vi siete chiesti quante volte non facciamo determinate cose per paura, insicurezza, ecc. e di conseguenza non ci muoviamo dalla nostra zona di comfort perdendo in questo modo tante occasioni, nuove esperienze e momenti di apprendimento?

Tante volte uscire dalla nostra zona di comfort può creare paura, ma sicuramente ci permetterà di avere nel tempo:

  • fiducia in sé stessi,
  • autostima e sicurezza,
  • motivazione,
  • resilienza,
  • crescita personale e presa di coscenza,
  • nuove abilità (pratiche, emotive, psicologiche),
  • creatività e immaginazione,
  • capacità di mettersi alla prova.

Introdurre piccoli cambiamenti durante la tua giornata quotidiana può essere utile per abbandonare la zona di comfort. Prova a esperimentare nuove situazioni e sfide che ti danno curiosità e ti motivano a crescere. Darsi il tempo e conoscere nuovi luoghi, hobbies, persone, ecc. può risultare una esperienza arricchente e comportare tanti vantaggi.

E tu che rapporto hai con la tua zona di comfort? Hai provato ad uscirne? Prova ad esperimentare nuove sensazioni per apprendere e crescere.

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E LE MIE PAURE VOLANO VIA

Finalmente, dopo mesi di lavoro, è stato pubblicato il libro: “E Le Mie Paure Volano Via”, che ho scritto insieme a mia sorella Patricia Rojas, durante i difficili mesi del lockdown.

📚Di cosa tratta il libro?📚

In questo libro sono narrate quattro storie che evidenziano alcune delle paure più frequenti nei bambini tra i 6 e i 10 anni, come la paura della separazione dai genitori, la paura degli animali, la paura del fallimento scolastico e la paura dell’esclusione.

I bambini protagonisti di ogni storia, grazie all’intervento di figure di riferimento e alle strategie suggerite, sviluppano una visione diversa delle loro paure, superandole e migliorando così il loro benessere emotivo.

Il libro include una guida sulle paure dei bambini, alcune attività ludiche e dei suggerimenti utili agli adulti per aiutare i bambini a ottenere una migliore gestione delle emozioni e maggiore serenità.

📍 Disponibile in italiano solo su amazon.it

Disponibile in spagnolo solo su amazon.es

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PSICOLOGIA POSITIVA: BENESSERE E CRESCITA PERSONALE

Avete sentito parlare di psicologia positiva? Sapete cos’è?

La psicologia positiva è stata sviluppata dallo psicologo americano Martin Seligman. Studia i benefici del pensiero positivo, l’ottimismo, la felicità, la resilienza, i punti di forza e le virtù che ognuno di noi possiede, con il proposito di incrementare la soddisfazione con la vita e il benessere.

Le investigazioni evidenziano che è benefico promuovere lo sviluppo del pensiero e le emozioni positive già fin dall’infanzia per favorire i punti di forza psichici e affrontare meglio gli ostacoli della vita.

Benessere psicologico

APPLICAZIONI PRATICHE

La proposta di oggi è raccontarvi diverse esperienze che potete realizzare in famiglia, e anche in modo individuale, per promuovere le emozioni positive e l’ottimismo.

Una di queste è coltivare l’abitudine della gratitudine, perché è un’attività che genera benessere.

Procuratevi un quaderno e, ogni notte prima di coricarvi, scrivete tre cose accadute nel giorno appena trascorso per le quale siete grati o che vi abbiano dato piacere, felicità, soddisfazione. Per esempio: un momento piacevole durante la cena, una passeggiata, un buon risultato nel lavoro o nello studio.

Potete praticare questo esercizio in famiglia e poi, durante il fine settimana, riflettere sulle cose belle che apprezzate nella vita. Inoltre, quest’attività vi aiuterà a essere più coscienti dei buoni momenti che vi capitano durante il giorno e a scoprire cosa vi dà felicità.

Un’altra attività per incrementare i sentimenti di gratitudine consiste nello scrivere una carta ad una persona speciale (madre, padre, marito, amico, ecc.) ringraziandola per tutto le cose positive che avete ricevuto da lei. Leggete la carta varie volte e permettetevi di godere i sentimenti e le emozioni che vi provoca ringraziare questa persona speciale.

Un’altra proposta consiste che ogni membro della famiglia scriva un elenco di cinque virtù di un altro membro della famiglia, che successivamente le leggerà a voce alta. Questo esercizio rafforza l’autostima e la generosità emozionale con gli altri.

Anche gli atti di bontà sono un modo per sviluppare le emozioni positive.  Aiutate vostro figlio a compiere ogni giorno un atto di bontà verso gli altri. Potete aiutarlo a pianificare cosa fare, così potrà scoprire il bene che si prova ad essere buoni verso gli altri.

Inoltre, cercate di rallentare il ritmo quotidiano per assaporare e godervi un momento di piacere. Per esempio: cenare in famiglia, senza TV e cellulare, dialogare, ecc. Tutto ciò è una buona routine di psicologia positiva per rafforzare i vincoli.

Un altro punto importante sono i rapporti sociali. Avere relazioni sociali significative e condividere tempo di qualità con amici o familiari contribuisce al nostro benessere generale. Non importa la quantità di amici che abbiamo, ma la frequenza delle interazioni e le attività condivise con loro.

Infine, fare una lista di mete a corto e a lungo termine, fattibili di realizzare. Vedere come raggiungiamo quello che ci proponiamo ci fa sentire meglio e ci aiuta ad avere maggiore benessere.

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Aiutiamo i bambini a sviluppare l’intelligenza emotiva

Ci preoccupiamo molto perché i bambini acquisiscano conoscenza, ottengano buoni voti, conoscano le lingue, apprendano le tecniche di studio. Tutto ciò è molto importante e necessario nella vita del bambino, ma tante volte dimentichiamo la sua intelligenza emotiva.

Cos’è Intelligenza Emotiva?

L’intelligenza emotiva, trattata la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer, consiste nel saper riconoscere le emozioni, nell’essere consapevoli dello stato emotivo in cui ci troviamo, sia con noi stessi che con gli altri, e per questo, un prerequisito per lavorare con i bambini è l’acquisizione di un ampio vocabolario emotivo, in cui vengono raccolte le emozioni di base.

Ogni emozione ha un nome ed è importante che il bambino impari a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, sappia dire ciò che sente e come lo sente. Tutto ciò è possibile attraverso il dialogo, il confronto e soprattutto l’ascolto.

I bambini che hanno una buona capacità di autoregolazione emotiva: sono più preparati e disposti ad affrontare la scuola, hanno meno problemi comportamentali, sia in classe che a casa, ottengono voti migliori, hanno meno problemi di ansia, depressione e isolamento, si comportano in modo meno aggressivo, sviluppano meglio le loro capacità cognitive e le loro abilità sociali.

RICONOSCERE LE NOSTRE EMOZIONI HA UN RUOLO FONDAMENTALE NELLA CRESCITA DEL BAMBINO

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LUTTO E SEPARAZIONI NELLA VITA DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI

Il lutto e la separazione sono eventi difficili da affrontare per tutti, ma possono essere particolarmente traumatici per i bambini e per gli adolescenti.

In caso di lutto o separazioni, i bambini e gli adolescenti possono sperimentare una vasta gamma di emozioni negative come: tristezza, ansia, colpa, rabbia e senso di perdita. Questi sentimenti possono influire negativamente sul loro benessere emotivo e psicologico, compromettendo la loro capacità di affrontare le sfide quotidiane e di sviluppare relazioni sane.

Ecco alcuni consigli per aiutare i bambini e gli adolescenti a gestire il lutto e le separazioni.

Siate onesti: I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di sapere cosa sta accadendo e di avere informazioni affidabili.

Siate disponibili: Fornite loro un supporto emotivo e fisico. Ascoltateli e rispondete alle loro domande.

Validate i loro sentimenti: Riconoscete i loro sentimenti e fate loro sapere che è normale sentirsi tristi, arrabbiati o confusi in queste situazioni.

Mantenete una routine: La routine aiuta a dare stabilità e sicurezza ai bambini e agli adolescenti.

Coinvolgeteli in attività che li facciano sentire positivi: Aiutateli a concentrarsi su cose che li fanno sentire felici e positivi.

Fornite loro opportunità per esprimersi: Incoraggiateli a parlare delle loro emozioni o a scrivere o disegnare i loro sentimenti.

Considerate l’aiuto professionale: Se i bambini o gli adolescenti stanno avendo difficoltà a gestire il lutto o la separazione, considerate l’idea di rivolgervi a un professionista della salute mentale, che sarà in grado di fornire supporto e consigli specifici per la situazione unica di ogni bambino o adolescente.

Lo psicologo può aiutare i giovani a elaborare il loro lutto e a gestire le loro emozioni attraverso la terapia. Questo può comportare la rielaborazione dei ricordi del defunto o delle circostanze della separazione, l’identificazione delle fonti di stress e dei pensieri negativi e la costruzione di nuove strategie di coping.

Inoltre, lo psicologo può fornire supporto ai genitori nella gestione delle difficoltà che possono sorgere durante una separazione o un lutto. Questo può includere la mediazione nella comunicazione tra i genitori, l’aiuto nella gestione dei conflitti e dei problemi pratici, e la consulenza per il supporto emozionale dei figli.

In generale, il supporto psicologico può aiutare i giovani a superare il lutto e a sviluppare una prospettiva più positiva, migliorando la loro capacità di affrontare le sfide future e di costruire relazioni sane e positive.

Ricordate che ogni bambino o adolescente reagirà in modo diverso e che il supporto che offrite deve essere personalizzato alle loro esigenze specifiche. La cosa più importante è essere presenti e disponibili per loro in questo momento difficile.

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Le carte Dixit: l’uso delle immagini come strumento per conoscersi meglio e raccontarsi. 

Dixit è un gioco di carte creato nel 2002 dal neuropsichiatra infantile Jean-Louis Roubira. Il gioco consiste in un mazzo di 84 carte illustrate con immagini surreali e astratte e consiste nel far indovinare agli altri giocatori la carta da scelta utilizzando una parola o una frase che la descrivono.

Recentemente, le carte Dixit sono state utilizzate anche in ambito psicoterapeutico, sia con adulti che con bambini, perché il gioco permette di esplorare la creatività e la fantasia dei pazienti, stimolando la comunicazione e la cooperazione. Inoltre, le immagini astratte delle carte possono essere utilizzate come supporto per lavorare su emozioni e pensieri inconsci.

Carte Dixit

In psicoterapia, le carte Dixit possono essere utilizzate in diversi modi, ad esempio come strumento per:

  • Sviluppare la capacità di comunicare in modo efficace,
  • Migliorare la capacità di ascolto attivo,
  • Lavorare sull’espressione delle emozioni,
  • Sviluppare la creatività e la fantasia,
  • Stimolare la cooperazione e la socializzazione,
  • Sviluppare la capacità di problem solving.

L’uso delle carte Dixit nelle sedute è un’ottima scelta perché permette di lavorare su diverse tematiche in modo ludico, stimolando la partecipazione attiva dei pazienti e rendendo il processo terapeutico più coinvolgente.

Le carte Dixit sono uno strumento versatile che può essere utilizzato in diversi contesti terapeutici, come la terapia individuale, di coppia o di gruppo.

Inoltre, ci sono diversi studi e ricerche che hanno esplorato l’uso delle carte Dixit in ambito terapeutico, sia con adulti che con bambini, e che hanno evidenziato i suoi benefici per la crescita personale e la risoluzione dei problemi. È importante però sottolineare che, come per qualsiasi strumento terapeutico, è fondamentale che l’uso delle carte Dixit sia integrato in una terapia e sia condotto da un professionista formato e specializzato.

E tu, conoscevi le carte Dixit?

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BULLISMO

Il bullismo è un fenomeno diffuso nelle scuole di tutto il mondo, comprese quelle italiane. Secondo l’Indagine nazionale sulla violenza a scuola, condotta dal Ministero dell’Istruzione nel 2018, il 40% degli studenti italiani ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di bullismo negli ultimi tre mesi.

Il bullismo è stato segnalato con maggiore frequenza nelle scuole medie inferiori (48%) rispetto alle scuole medie superiori (32%) e alle scuole elementari (17%).

Il bullismo è un comportamento intenzionalmente dannoso verso una persona o un gruppo di persone, che viene ripetuto nel tempo. Nelle scuole, il bullismo può assumere le seguenti forme:

  • Fisica: aggressioni fisiche, come spintoni, schiaffi, pugni, calci;
  • Verbale: insulti, minacce, diffamazione, esclusione sociale;
  • Relazionale: esclusione sociale, ostracismo, gossip;
  • Online: cyberbullismo, ovvero il bullismo che avviene tramite i mezzi di comunicazione digitale, come ad esempio social media, chat, SMS, e-mail.

Il bullismo verbale è stato segnalato come la forma di bullismo più comune (80%), seguito dal bullismo relazionale (47%) e dal bullismo fisico (18%). Il bullismo online è stato segnalato dal 9% degli studenti.

Il bullismo può avere gravi conseguenze per le vittime, come ad esempio il danno all’autostima, l’ansia, la depressione, il senso di isolamento, e in alcuni casi può persino portare al suicidio. È importante che le scuole adottino misure efficaci per prevenire il bullismo e proteggere gli studenti.

Non esiste un profilo specifico di un “bullo scolastico”. I bulli possono avere diverse caratteristiche e possono agire in modo diverso in base alla situazione. Tuttavia, alcune caratteristiche che possono essere associate ai bulli scolastici includono:

  • Bassa autostima: i bulli possono agire in modo aggressivo per nascondere le loro insicurezze e aumentare la loro autostima;
  • Bisogno di potere e controllo: i bulli possono cercare di sottomettere gli altri per sentirsi forti e potenti;
  • Assenza di empatia: i bulli possono avere difficoltà a mettersi nei panni degli altri e a comprendere le loro emozioni;
  • Assenza di regole: i bulli possono avere scarsa considerazione per le regole e per gli altri, e possono agire senza tenere conto delle conseguenze delle loro azioni;
  • Storia familiare di violenza: i bulli possono essere stati vittime o testimoni di violenza in famiglia, e questo può influire sul loro comportamento.

È importante sottolineare che queste caratteristiche non sono presenti in tutti i bulli, e che non tutte le persone che presentano queste caratteristiche diventeranno bulli. Inoltre, i bulli possono cambiare e migliorare il loro comportamento con l’aiuto di un supporto adeguato.

I trattamenti che possono aiutare i bulli scolastici dipendono dalle cause sottostanti al loro comportamento aggressivo. Alcuni trattamenti che possono essere utili per i bulli scolastici sono:

  • Terapia cognitivo-comportamentale: questo tipo di terapia può aiutare i bulli a identificare e modificare i pensieri e le emozioni che stanno alla base del loro comportamento aggressivo;
  • Terapia familiare: se il bullismo è legato a problemi all’interno della famiglia, la terapia familiare può aiutare a risolvere questi problemi e a promuovere un ambiente più sano e positivo in casa;
  • Interventi di gruppo: il lavoro di gruppo con altri adolescenti che hanno problemi di comportamento simili può aiutare i bulli a sviluppare nuove abilità sociali e a imparare a gestire le loro emozioni in modo più adeguato;
  • Supporto scolastico: se il bullismo è legato a difficoltà scolastiche o a un ambiente scolastico poco sostenibile, il supporto scolastico può aiutare il bullo a migliorare il rendimento scolastico e a trovare un ambiente più positivo dove sviluppare le proprie abilità.

Inoltre, si devono aiutare anche i bambini che sono stati bullizzati in funzione della quantità e dell’intensità degli episodi di bullismo di cui sono stati vittime.

E’ fondamentale che le scuole lavorino in modo collaborativo con le famiglie e i servizi sociali per garantire un supporto continuativo e integrato alle vittime e ai bulli.

Se si sospetta o si scopre che un figlio è un bullo, è importante che le famiglie intervengano per aiutare il figlio a cambiare il suo comportamento e per proteggere gli altri dal suo comportamento aggressivo.

Invece, se si sospetta o si scopre che un figlio è vittima di bullismo, è importante che le famiglie intervengano per proteggere il figlio dal bullismo e per aiutarlo a superare le conseguenze negative.

Ogni caso di bullismo è unico e le famiglie devono trovare la soluzione più adeguata alle esigenze del figlio. Inoltre, è fondamentale che le famiglie lavorino in modo collaborativo con la scuola e con altri servizi per garantire un supporto continuativo e integrato al figlio.

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DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO (DSA)

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) influiscono sulle capacità di una persona di comprendere e utilizzare correttamente la lettura, l’ortografia, il calcolo e altre abilità funzionali all’apprendimento. I DSA sono spesso presenti sin dall’infanzia e possono persistere per tutta la vita, se non vengono trattati adeguatamente.

Secondo il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), in Italia circa il 5% degli studenti presenta disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Questi disturbi sono più comuni nei maschi rispetto alle femmine, con una prevalenza del 7% tra i maschi e del 3% tra le femmine.

Il disturbo più comune è la dislessia, che colpisce circa il 70% degli studenti con DSA. Altri disturbi comuni sono: la disgrafia, la discalculia e il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD).

I DSA sono causati da fattori biologici e genetici e possono essere diagnosticati attraverso specifici test e valutazioni. Non esiste una “cura” per i DSA, ma ci sono diverse strategie e tecniche che possono aiutare le persone con DSA a superare le difficoltà di apprendimento e a raggiungere il loro massimo potenziale.

I DSA possono avere un impatto significativo sulla vita scolastica e professionale delle persone colpite. Ad esempio, gli studenti con DSA possono avere difficoltà a seguire le lezioni, a fare i compiti e a prendere appunti, il che influisce sul loro rendimento scolastico. Inoltre, le persone con DSA possono incontrare difficoltà anche nella vita lavorativa, ad esempio nel compilare moduli o nel leggere istruzioni scritte.

Se sospetti che tuo figlio o tua figlia possa avere un DSA, è importante parlarne con il medico o con un professionista specializzato (psicologo abilitato alla diagnosi e al trattamento dei DSA) per ottenere una valutazione accurata e il giusto tipo di sostegno.

Il percorso consigliato per affrontare i DSA è il seguente:

  1. Valutazione accurata:  è importante ottenere una valutazione accurata dei DSA per determinare quali strategie e tecniche possono essere più utili.
  2. Intervento precoce di potenziamento:  l’intervento precoce può fare la differenza per le persone con DSA.
  3. Uso di software e strumenti specifici:   per esempio software di lettura ad alta voce o di sintesi vocale, che possono aiutare le persone con DSA a leggere e a scrivere. Alcune persone con DSA potrebbero trarre beneficio dall’utilizzo di metodi di insegnamento alternativi, come l’utilizzo di mappe concettuali o di video tutorial. E’ importante che le persone con DSA ricevano sostegno continuo da parte di insegnanti, genitori e altri professionisti dell’educazione che li aiutino a superare le difficoltà di apprendimento.

Mantenere una comunicazione aperta con i bambini e incoraggiarli a parlare dei loro timori e preoccupazioni può aiutare a gestire i DSA. Inoltre, i bambini con disturbi dell’apprendimento (DSA) affrontano sfide emotive e comportamentali in aggiunta alle difficoltà di apprendimento. Questi problemi emotivi possono essere il risultato della frustrazione e dell’ansia legate alle difficoltà di apprendimento, al confronto con i coetanei e all’isolamento sociale.

DSA – DISTURBI SPECIFICI DELL’ APPRENDIMENTO

I segnali che un bambino con DSA potrebbe avere problemi emotivi includono:

  • Cambiamenti dell’umore o del comportamento;
  • Aumento dell’ansia o dell’irritabilità
  • Problemi di attenzione o di concentrazione
  • Problemi nella regolazione delle emozioni

Se noti questi segnali in un bambino con DSA, è importante parlarne con il medico pediatra o con un professionista della salute mentale per ottenere il giusto tipo di sostegno. Ci sono diverse strategie che possono aiutare a gestire i problemi emotivi, come il sostegno psicologico e la terapia cognitivo-comportamentale.

Infine, l’emergenza COVID-19 ha avuto un impatto significativo sulla vita delle persone con DSA. In particolare, la chiusura delle scuole e la transizione verso la didattica a distanza hanno reso più difficile per questi studenti seguire le lezioni e fare i compiti a casa. Inoltre, la mancanza di interazione sociale e il distacco dalle routine quotidiane potrebbero aver peggiorato l’ansia e il senso di isolamento.

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IL RAPPORTO TRA MADRE E FIGLI, QUEL FILO CHE CI COLLEGA

Nasciamo immersi nell’amore di chi ci fa entrare nella vita. Da quell’amore veniamo avvolti e cullati. Nutriti e accuditi. L’amore che ci tiene, mantiene e sostiene quando siamo ancora in grado di farlo da soli è ciò che costruisce in noi la dimensione della sicurezza e della protezione che ci permette di fidarci e affidarci alla vita”, riferisce Pellai nel suo Libro “Io Gomitolo, Tu Filo”.

Il legame affettivo che si crea tra madri e figli è essenziale per il successivo sviluppo psicologico, emotivo e sociale dei minori. Attraverso questo legame d’amore e attaccamento si regola il mondo emozionale dei piccoli, oltre a facilitare il futuro sviluppo delle relazioni con gli altri. Questo legame agisce come un fattore di protezione, a condizione che sia stabilito in modo sano, sicuro e stabile nel tempo.

Esistono molti modi che possono facilitare l’instaurazione di un tipo di attaccamento sicuro tra madri e figli. Per esempio, se la figura dell’attaccamento dispone di un buon repertorio di strumenti di gestione emotiva propri, favorirà lo sviluppo di un modello efficace per la gestione delle emozioni dei figli. È importante che i figli percepiscano la disponibilità fisica e soprattutto emotiva della madre in qualsiasi situazione da loro ritenuta come stressante o pericolosa. Questo rapporto può essere rafforzato attraverso numerosi comportamenti come il gioco condiviso, la gestione dei conflitti in un clima di comunicazione sereno e basato sul dialogo e l’esistenza di un sistema di regole flessibili ma ferme, che aiutino a inquadrare il bambino nella sua posizione nella famiglia e nel mondo.

Pertanto, qualsiasi situazione che dia al bambino la sensazione di sentirsi accudito, accompagnato e sicuro, implicherà un rafforzamento del legame tra madri e figli.

Libro di Alberto Pellai

Una bella storia che parla del legame tra madre e figlio è quella che ci propone Alberto Pellai nel suo libro: “Io gomitolo, tu filo”, una narrazione delicata che ripercorre tutte le tappe del percorso di crescita attraverso cui il bambino comincia a esplorare il mondo per comprenderle appieno e imparare a viverle con serenità.

Amare e accompagnare un figlio nella vita significa insegnargli a staccarsi da noi, avendogli fornito la certezza che noi rappresenteremo per sempre la base sicura, il porto verso cui potrà dirigere la sua navigazione quando le onde diventeranno pericolose o il mare della vita diventerà tempesta. Questa certezza rappresenta per lui la fonte della sua sicurezza emotiva e gli permetterà di diventare un esploratore del mondo, un appassionato protagonista di relazioni, un soggetto desideroso di andare incontro al nuovo, al bello e all’ignoto che riempie ogni giorno del suo presente e del suo futuro (Pellai, A. Io Gomitolo, Tu Filo. Ed. De Agostini, 2021).

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IMPARARE A LASCIAR ANDARE

Lasciar andare è un processo naturale della vita. Tuttavia è complesso ed è uno di quelli che ci causa più sofferenza. 
Quante cose hai dovuto lasciar andare nella tua vita? Sono molte le situazioni in cui possiamo trovarci di dover lasciar andare qualcosa:

Finire una relazione.
Perdere una persona cara.
Cambiare le abitudini.
Cambiare lavoro.
Lasciare il nostro luogo di residenza.

Spesso ci aggrappiamo a persone, cose o situazioni per paura di perderle, per non sentire dolore o tristezza nel momento del distacco. Abbiamo paura di cambiare, di far entrare il nuovo, per paura di lasciare andare il vecchio. Infatti, spesso abbiamo difficoltà a staccarci da ricordi, persone, situazioni che hanno significato molto per noi oppure ci hanno fatto del male. O in alternativa, ci hanno fatto passare dei bei momenti, ma non fanno più parte della nostra vita.  

Per iniziare a rilasciare andare bisogna comprendere e accettare che le cose non sono andate come volevamo e, una volta fatto ciò, siamo pronti a lasciare andare ciò che ci legava al passato.

Lasciar andare, non è legato esclusivamente al dolore, alla perdita o alla sofferenza, anzi può rappresentare un’opportunità di apprendimento e di crescita personale. 

La vita, in sostanza, è un continuo fluire dove nulla rimane statico, tutti facciamo parte di continui cambiamenti.

Perché non lasciamo andare? Tra i principali motivi per cui ci aggrappiamo, troviamo:

  • La paura del cambiamento e dell’ignoto, che pensiamo possa essere molto negativo o difficile da gestire.
  • Un sentimento di forte attaccamento, esagerato e negativo, che trasciniamo dalla nostra infanzia e vissuti da quando eravamo piccoli.
  • Una bassa autostima che ci blocca, anche di fronte al negativo.

Per lasciar andare il passato, bisogna imparare a vivere il presente, il qui e l’ora, fissando la tua attenzione su tutto quello che fai in ogni momento.

Per lasciar andare qualsiasi situazione, persona o cosa, è importante scoprire quali vantaggi secondari otteniamo rimanendo in quella posizione e quali credenze e pensieri sbagliati abbiamo a riguardo. Una volta che li abbiamo scoperti, possiamo fare i cambiamenti necessari.

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Stai “coltivando” le tue preoccupazioni?

Le preoccupazioni fanno parte del nostro vivere quotidiano. E’ naturale preoccuparsi fino a un certo punto, ma quando le preoccupazioni diventano eccessive, persistenti e incontrollabili ci creano stress, malessere ed ansia.
Le nostre preoccupazioni sono come semi in un giardino. Se seminiamo pensieri positivi, raccoglieremo emozioni che ci fanno stare bene. Se coltiviamo pensieri negativi, invece, cresceranno paura e tristezza.
Per aumentare il nostro benessere e per allenarci a sfidare le preoccupazioni dobbiamo porci alcune domande:
• Cosa c’è di vero in quello che penso?
• C’è un modo più positivo e realistico di vedere la situazione?
• Qual è la probabilità che accada davvero quello che mi spaventa?
• È utile questo pensiero?
• Ci sono esagerazioni nel mio modo di pensare?

Alleniamoci!

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COME PROMUOVERE IL SENSO DI RESPONSABILITÀ NEI FIGLI

Quando si insegna a un bambino ad essere responsabile?
I bambini di circa diciotto mesi sono in grado di imparare una routine, di incorporarla approssimativamente ai ventiquattro mesi e a tre anni possono cominciare a regolarsi da soli.

Cosa significa essere responsabili?
La responsabilità è la consapevolezza delle conseguenze su noi stessi o sugli altri di tutto ciò che facciamo o non facciamo.

Uno dei compiti più importanti nella formazione dei figli è quello di insegnare loro ad essere responsabili e ciò va fatto sin da quando sono piccoli. Per far sì che i bambini comprendano e attuino il senso di responsabilità, sono necessarie informazioni, orientamenti, pazienza, costanza, fiducia; consentendo loro di partecipare ai processi decisionali, dando loro la possibilità di farsi carico dei risultati delle loro azioni.


La responsabilità è una qualità che si trasmette ai bambini attraverso messaggi verbali e non verbali. I genitori, gli insegnanti e le persone che fanno parte del loro ambiente, devono trasmettere ai bambini un senso di fiducia, cioè farli sentire capaci di essere autonomi.

Per i bambini sentire che i loro referenti (genitori, insegnanti, nonni, ecc.) credono in loro e si fidano di loro è estremamente importante anche per loro autostima. Sostenuti da questa fiducia in loro stessi, i bambini cercheranno di affrontare e superare le sfide che si presentano in modo autonomo.

È importante ricordare che quando un bambino prova a fare le cose da solo, inevitabilmente commetterà degli errori. In tal caso è importante non trasmettergli frustrazione (che a volte sentiamo anche noi pur essendo adulti), ma aiutarli e motivarli a continuare a provare. Non bisogna mai criticarli o dire frasi come: “Non si fa così, lascia fare a me“.


Strategie per insegnare la responsabilità ai bambini

Le azioni e le attività che i genitori possono e devono intraprendere per promuovere la responsabilità dei figli sono:

1) Stabilire regole che servano da punto di riferimento e che il bambino incorporerà crescendo.

2) Iniziare da compiti semplici per poi gradualmente passare a quelli più complessi.

3) Essere molto chiari quando si dice ai figli cosa ci si aspetta da loro.

4) Insegnare loro, progressivamente e chiaramente, cosa devono fare.

5) Incentivarli a cavarsela da soli, ad affrontare le difficoltà, a conoscere il valore delle cose, ecc. Fategli comprendere che il loro sforzo è qualcosa di naturale.

6) Anche se i bambini sono piccoli, devono svolgere qualche mansione in casa alla loro portata, come: raccogliere i giocattoli, preparare la tavola, innaffiare una pianta, mettere in ordine, ecc.

7) Non assumete voi la responsabilità dei compiti che i vostri figli devono svolgere. Essi possono essere aiutati, guidati, consigliati, ma devono essere loro i responsabili dei compiti che gli sono stati assegnati.

8) Non perdete la pazienza.

E tu dai la possibilità a tuo figlio di essere responsabile?

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