ZONA DI COMFORT – COSA FARE PER USCIRNE? CONSIGLI PRATICI -PARTE 2

Ho scelto la poesia “Lentamente Muore” della giornalista e scrittrice brasiliana Martha Medeiros perché rappresenta molto bene l’idea che se una vita non è vissuta al massimo e se non usciamo dalla nostra zona di comfort, dai nostri schemi mentali, tenderemo a rimanere fermi, senza mai viaggiare e conoscere altri aspetti di noi stessi.

Lentamente muore

“Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo
quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida
 felicità.”

Come ho scritto nell’articolo precedente, la zona di conforto è uno stato psicologico in cui la persona prova sicurezza e tranquillità perché, da esso, controlla tutto ciò che accade nella sua vita. Essa è formata dalle abitudini, dalle routines, dalle cose che non cambiano nel tempo.

La vita nella maggior parte dei casi è rutinaria. Tendiamo a vivere in questa zona di comfort, dove possiamo muoverci senza sperimentare alcun tipo di rischio. Tutto ciò è familiare, ci sentiamo sicuri, protetti, comodi perché non ci sono cambiamenti né imprevisti. Ma allo stesso tempo non cresciamo e adottiamo un atteggiamento passivo.

Rimanere nella nostra zona di comfort ci impedisce di esplorare nuove strade nella vita. Se riusciamo a sconfiggere la paura dell’ignoto per oltrepassare questi limiti, potremo ottenere cose che non pensavamo di essere capaci ottenere.

In questo articolo parlerò che cosa fare in concreto per uscire dalla nostra zona di conforto. Per uscirne, è necessario, come primo passo, pensare ai diversi aspetti della nostra vita, riflettere e chiedersi:

  • Sono soddisfatto della mia vita e con me stesso?
  • Come mi posiziono nel mio lavoro? E con la mia famiglia?
  • A quali sogni ho rinunciato nel corso della mia vita? Perché l’ho fatto?
  • Quali sono i miei hobby?
  • Che abilità ho sviluppato fino ad oggi?
  • Cosa ostacola la mia prestazione?

Essere coerenti con le risposte, anche se ci spaventano, significa mettere alla prova la nostra leadership interiore.

Tuttavia, quando non corriamo alcun rischio, corriamo il rischio di perderci cose buone. Perdiamo l’opportunità di evolverci. Abbiamo bisogno di uscire dalla nostra zona di comfort per raggiungere nuovi obiettivi.

Seguire i seguenti suggerimenti può aiutarci a farlo:

  • Affrontare le nostre paure gradualmente. Provare paura è una cosa naturale e serve a proteggerci dal pericolo. Tuttavia, la paura eccessiva è dannosa per il vostro sviluppo personale, perché ostacola le relazioni e la realizzazione di nuove esperienze.
  • Scoprire le nostre potenzialità. Le risposte di oggi saranno diverse da quelle che avrai nel caso tu faccia la stessa analisi in futuro. Questo accade perché sviluppiamo diverse abilità in base agli sforzi che facciamo nella nostra vita. Per questo dobbiamo essere sempre pronti ai cambiamenti.
  • Essere flessibile. La flessibilità è una caratteristica essenziale di una persona che conosce sé stessa ed è disposta a gestire situazioni inaspettate e imparare da queste.
  • Praticare attività che sviluppino la nostra creatività ed il nostro benessere. Investi in conoscenze che possono aggiungere valore alla tua vita professionale, ma non dimenticare di svolgere anche attività di tuo interesse personale. Queste strade ti permetteranno di essere una persona più completa e realizzata.
  • Condividere la tua opinione e accettare i feedback. Preparati anche ad ascoltare ed analizzare quello che gli altri hanno da dire su di te, pensando a come puoi migliorare.
  • Proporsi obiettivi quotidiani. Fai una lista di attività che desideri realizzare e fissa un termine per ciascuna di esse, senza porti obbiettivi irraggiungibili. Leggi un nuovo libro, vai a eventi sociali, oppure fai esercizi fisici sempre diversi. Tutte queste attività sono semplici esempi che puoi mettere in pratica per allontanarti dalla tua zona di comfort.

Uscire dalla nostra zona di comfort vuol dire vivere la vita con nuovi stimoli, cambiare punto di vista, reagire, ribellarci alla nostra condizione statica.

E ora prendi carta e penna e rispondi a queste domande: “Cosa farai oggi per uscire dalla tua zona di comfort?” “Cosa hai intenzione di fare prossimamente?”

Ricorda: non rimandare ciò che potresti fare oggi!

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CONDIVIDERE TEMPO DI QUALITÀ CON I FIGLI

Pensiamo che più tempo passiamo con i nostri figli, meglio è. Ma non è sempre così, in realtà dipende dalla qualità del tempo che dedichiamo.

In molte occasioni gli obblighi, il lavoro e la stanchezza ci privano di momenti rilassanti e in sintonia con i nostri familiari, ci impediscono di riconnetterci come coppia e come famiglia ma, ancora più importante, ci privano di momenti di qualità con i nostri figli.

Un tempo di qualità è quello in cui le risate e i sorrisi, le attività condivise, i giochi e anche le attività della vita quotidiana, sono i protagonisti. Tempo di qualità è: aiutare i nostri figli a fare i compiti, mostrare loro il nostro sostegno, mangiare insieme conversando, senza guardare la TV.

Vantaggi del Tempo di Qualità
Il tempo di qualità condiviso con i nostri figli produce i seguenti benefici:

  • migliora la comunicazione nella famiglia e la conoscenza reciproca;
  • migliora i legami affettivi e le relazioni familiari;
  • favorisce lo sviluppo dei bambini, inteso non solo in termini di sviluppo cognitivo, ma anche a livello affettivo e sociale;
  • rafforza e migliora anche la loro autostima.

L’infanzia è solo un breve momento nella vita dei nostri figli e nella nostra vita come genitori, quindi dobbiamo dedicare loro tempo di qualità. I figli crescono a velocità incredibile, e quando meno ce lo aspettiamo, hanno già superato un’altra fase del loro sviluppo. È per questo che è importante condividere tempo di qualità con loro, perché è proprio nell’infanzia che possiamo seminare e iniziare a formare un forte legame con loro, che si ripercuoterà per il resto della loro vita.


Da questo legame potremo stabilire con loro un rapporto basato sulla fiducia, il rispetto e l’amore. Per i nostri figli, noi saremo il luogo sicuro durante l’infanzia ed in noi troveranno la forza e la sicurezza di cui hanno bisogno per svilupparsi in modo pieno e felice.

E tu passi del tempo di qualità con tuo figlio?

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IL VALORE DEL NOSTRO TEMPO

“Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi, innamorarsi, stare con sé stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.” Tiziano Terzani (giornalista e scrittore)

Noi viviamo di tempo, emozioni, vissuti, situazioni in una società frenetica dove il tempo è poco apprezzato. Ognuno di noi ha una visione diversa del tempo, non tutti tendono a pensare al suo valore e apprezzarlo, altri lo danno per scontato, come qualcosa che “possiedono“.

Il passare del tempo incide su tutti gli aspetti della vita di una persona, trascendendo anche quello monetario, perché, a differenza del denaro, il tempo speso non torna e non possiamo comprare più tempo. È la cosa più preziosa e allo stesso tempo la più grande dimostrazione che tutto è effimero, finito e limitato.

Imparare a gestire il nostro tempo è fondamentale per vivere bene ogni minuto della nostra vita e con consapevolezza. Il nostro tempo è vita, è oro; per questo bisogna sempre tener presente che il suo valore è il risultato delle decisioni che prendiamo e del modo in cui lo utilizziamo.

Investire tempo nel coltivare buone abitudini porterà come risultato una versione migliore di noi stessi. Alcune cose si concretizzeranno nel breve periodo, altre, a seconda del livello di importanza e del grado di complessità, richiederanno pazienza e costanza per raggiungerle a lungo termine.

Imparare a gestire correttamente il tempo è saper gestire noi stessi, gestire gli imprevisti e saper lavorare sulle cose importanti. Non è una questione di lavorare di più, ma di lavorare meglio, sfruttando il tempo disponibile. Non è una questione di quantità, ma di qualità.

LA GESTIONE DEL NOSTRO TEMPO E IL SUO VALORE

Si tratta di ottimizzare il tempo, essendo noi ad avere il suo controllo e non il contrario. Quindi cosa possiamo fare? Ecco alcuni consigli:

  • Pianificare,
  • Dare la priorità alle cose importanti,
  • Evitare le interruzioni,
  • Saper delegare,
  • Imparare a dire “No”,
  • Saper decidere sulle priorità,
  • Prendere coscienza del tempo,
  • Diventare più critici e consapevoli su come spendiamo il nostro tempo e dove lo investiamo.

E tu hai pensato come gestisci il tuo tempo? Gli dai valore? Lo utilizzi produttivamente?

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CURA DI SÉ STESSI E AUTO-COMPASSIONE

La cura di noi stessi inizia con la consapevolezza di ciò che succede dentro di noi, di come siamo. Solo quando siamo consapevoli possiamo iniziare a prenderci cura delle nostre esigenze.

La cura di noi stessi inizia con l’ascoltare il nostro corpo. Quando ci fermiamo un momento, rivolgiamo l’attenzione al corpo e percepiamo le nostre sensazioni, sintonizziamoci con noi stessi.

Cosa senti nel corpo quando mangi, quando leggi un giornale, quando fai la doccia Allenandoci, possiamo imparare ad ascoltare ciò che accade nel corpo.

L’auto-compassione è un modo per prendersi cura di noi, senza essere giudicanti o critici ed è particolarmente importante nei momenti di stress e sofferenza. Comporta sentimenti di gentilezza, cura e comprensione verso noi stessi, empatia e amore per la nostra vita. Come confortiamo un bambino quando è triste, possiamo confortare anche noi stessi quando siamo in difficoltà.

La auto-compassione è composta da tre parti (K. Neff):

  • Riconoscere e aprirci con consapevolezza al dolore emotivo;
  • Ricordare a noi stessi che la sofferenza è una realtà comune a tutti e che non dobbiamo vergognarci o isolarci quando qualcosa va male;
  • Rispondere con gentilezza e senza autocritica, rendendoci conto che meritiamo e abbiamo bisogno di compassione.

Tentare di usare la auto-compassione come metodo per resistere o sbarazzarci di emozioni negative è destinato a fallire. Dobbiamo ricordarci che la sofferenza è una parte naturale dell’essere umano.

Possiamo prenderci cura di noi vedendo il bambino che è in noi e riconoscendo di cosa ha bisogno. Il monaco buddista e maestro Thich Nhat Hanh utilizza l’immagine di un bebè per aiutarci a essere gentili con noi stessi. Se sei molto arrabbiato, per esempio, puoi trattare te stesso con estrema gentilezza e cullarti come un bebè.

“Quando diciamo di ascoltare con compassione, solitamente pensiamo ad ascoltare qualcun altro. Ma dobbiamo anche ascoltare il bambino ferito che è dentro di noi. A volte il bambino ferito in noi ha bisogno di tutta la nostra attenzione. Quel bambino che può emergere dalla profondità del tuo inconscio e chiedere la tua attenzione…”

Fermarci e chiederci: Quali sono i miei bisogni”? è il primo passo verso la auto-compassione nella vita quotidiana.

  • Tu, ascolti i tuoi bisogni?
  • Come ti prendi cura di te?
  • Sei comprensivo e compassionevole o critico e giudicante verso di te?

Bibliografia: K. Neff, La self- compassion. Il potere di essere gentili con sé stessi, a cura di G. Siddu Pilia, Franco Angeli Editore, Milano 2019.

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I BENEFICI DI USCIRE DALLA ZONA DI COMFORT

Si parla spesso di zona di comfort. Cos’è? Quali sono i benefici ad uscirne? Quante volte senti il desiderio o la necessità di fare qualcosa di diverso dal solito ma alla fine non riesci a farlo?

Questo perché ti senti a tuo agio a fare le solite cose che già conosci, che sono facili e che non richiedono sforzi anche se sono poco gratificanti. Senza rendertene conto, ti sistemi e ti senti a tuo agio nella tua zona di comfort. Ma se a volte avessi bisogno di qualcosa di più?

ZONA DI COMFORT – DOTT.SSA VANESA ROJAS

Che cos’è la zona di comfort?

È uno stato psicologico in cui la persona prova sicurezza e tranquillità perché, da esso, controlla tutto ciò che accade nella tua vita. Esso è formata dalle abitudini, dalle routines, dalle cose che non cambiano nel tempo.

La vita nella maggior parte dei casi è rutinaria, tendiamo a vivere in questa zona di comfort, dove possiamo muoverci senza esperimentare alcun tipo di rischio. Tutto ciò è familiare, ci sentiamo sicuri, protetti, comodi perché non ci sono cambiamenti nemmeno imprevisti, ma allo stesso tempo non cresciamo, adottiamo un atteggiamento passivo, in cui sappiamo cosa aspettarci.

La nostra zona di comfort è un problema? Per molti la zona di comfort non rappresenta un problema, dipende da come loro la vivono, come si sentono e quali sono le loro aspettative.

Nel tempo, rimanere sempre nella zona di comfort, ci può far vivere in una “gabbia” e allo stesso tempo, può impedirci di crescere intellettivamente ed emotivamente, oltre che a privarci di nuove esperienze.

Vi siete chiesti quante volte non facciamo determinate cose per paura, insicurezza, ecc. e di conseguenza non ci muoviamo dalla nostra zona di comfort perdendo in questo modo tante occasioni, nuove esperienze e momenti di apprendimento?

Tante volte uscire dalla nostra zona di comfort può creare paura, ma sicuramente ci permetterà di avere nel tempo:

  • fiducia in sé stessi,
  • autostima e sicurezza,
  • motivazione,
  • resilienza,
  • crescita personale e presa di coscenza,
  • nuove abilità (pratiche, emotive, psicologiche),
  • creatività e immaginazione,
  • capacità di mettersi alla prova.

Introdurre piccoli cambiamenti durante la tua giornata quotidiana può essere utile per abbandonare la zona di comfort. Prova a esperimentare nuove situazioni e sfide che ti danno curiosità e ti motivano a crescere. Darsi il tempo e conoscere nuovi luoghi, hobbies, persone, ecc. può risultare una esperienza arricchente e comportare tanti vantaggi.

E tu che rapporto hai con la tua zona di comfort? Hai provato ad uscirne? Prova ad esperimentare nuove sensazioni per apprendere e crescere.

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E LE MIE PAURE VOLANO VIA

Finalmente, dopo mesi di lavoro, è stato pubblicato il libro: “E Le Mie Paure Volano Via”, che ho scritto insieme a mia sorella Patricia Rojas, durante i difficili mesi del lockdown.

📚Di cosa tratta il libro?📚

In questo libro sono narrate quattro storie che evidenziano alcune delle paure più frequenti nei bambini tra i 6 e i 10 anni, come la paura della separazione dai genitori, la paura degli animali, la paura del fallimento scolastico e la paura dell’esclusione.

I bambini protagonisti di ogni storia, grazie all’intervento di figure di riferimento e alle strategie suggerite, sviluppano una visione diversa delle loro paure, superandole e migliorando così il loro benessere emotivo.

Il libro include una guida sulle paure dei bambini, alcune attività ludiche e dei suggerimenti utili agli adulti per aiutare i bambini a ottenere una migliore gestione delle emozioni e maggiore serenità.

📍 Disponibile in italiano solo su amazon.it

Disponibile in spagnolo solo su amazon.es

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PSICOLOGIA POSITIVA: BENESSERE E CRESCITA PERSONALE

Avete sentito parlare di psicologia positiva? Sapete cos’è?

La psicologia positiva è stata sviluppata dallo psicologo americano Martin Seligman. Studia i benefici del pensiero positivo, l’ottimismo, la felicità, la resilienza, i punti di forza e le virtù che ognuno di noi possiede, con il proposito di incrementare la soddisfazione con la vita e il benessere.

Le investigazioni evidenziano che è benefico promuovere lo sviluppo del pensiero e le emozioni positive già fin dall’infanzia per favorire i punti di forza psichici e affrontare meglio gli ostacoli della vita.

Benessere psicologico

APPLICAZIONI PRATICHE

La proposta di oggi è raccontarvi diverse esperienze che potete realizzare in famiglia, e anche in modo individuale, per promuovere le emozioni positive e l’ottimismo.

Una di queste è coltivare l’abitudine della gratitudine, perché è un’attività che genera benessere.

Procuratevi un quaderno e, ogni notte prima di coricarvi, scrivete tre cose accadute nel giorno appena trascorso per le quale siete grati o che vi abbiano dato piacere, felicità, soddisfazione. Per esempio: un momento piacevole durante la cena, una passeggiata, un buon risultato nel lavoro o nello studio.

Potete praticare questo esercizio in famiglia e poi, durante il fine settimana, riflettere sulle cose belle che apprezzate nella vita. Inoltre, quest’attività vi aiuterà a essere più coscienti dei buoni momenti che vi capitano durante il giorno e a scoprire cosa vi dà felicità.

Un’altra attività per incrementare i sentimenti di gratitudine consiste nello scrivere una carta ad una persona speciale (madre, padre, marito, amico, ecc.) ringraziandola per tutto le cose positive che avete ricevuto da lei. Leggete la carta varie volte e permettetevi di godere i sentimenti e le emozioni che vi provoca ringraziare questa persona speciale.

Un’altra proposta consiste che ogni membro della famiglia scriva un elenco di cinque virtù di un altro membro della famiglia, che successivamente le leggerà a voce alta. Questo esercizio rafforza l’autostima e la generosità emozionale con gli altri.

Anche gli atti di bontà sono un modo per sviluppare le emozioni positive.  Aiutate vostro figlio a compiere ogni giorno un atto di bontà verso gli altri. Potete aiutarlo a pianificare cosa fare, così potrà scoprire il bene che si prova ad essere buoni verso gli altri.

Inoltre, cercate di rallentare il ritmo quotidiano per assaporare e godervi un momento di piacere. Per esempio: cenare in famiglia, senza TV e cellulare, dialogare, ecc. Tutto ciò è una buona routine di psicologia positiva per rafforzare i vincoli.

Un altro punto importante sono i rapporti sociali. Avere relazioni sociali significative e condividere tempo di qualità con amici o familiari contribuisce al nostro benessere generale. Non importa la quantità di amici che abbiamo, ma la frequenza delle interazioni e le attività condivise con loro.

Infine, fare una lista di mete a corto e a lungo termine, fattibili di realizzare. Vedere come raggiungiamo quello che ci proponiamo ci fa sentire meglio e ci aiuta ad avere maggiore benessere.

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Aiutiamo i bambini a sviluppare l’intelligenza emotiva

Ci preoccupiamo molto perché i bambini acquisiscano conoscenza, ottengano buoni voti, conoscano le lingue, apprendano le tecniche di studio. Tutto ciò è molto importante e necessario nella vita del bambino, ma tante volte dimentichiamo la sua intelligenza emotiva.

Cos’è Intelligenza Emotiva?

L’intelligenza emotiva, trattata la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer, consiste nel saper riconoscere le emozioni, nell’essere consapevoli dello stato emotivo in cui ci troviamo, sia con noi stessi che con gli altri, e per questo, un prerequisito per lavorare con i bambini è l’acquisizione di un ampio vocabolario emotivo, in cui vengono raccolte le emozioni di base.

Ogni emozione ha un nome ed è importante che il bambino impari a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, sappia dire ciò che sente e come lo sente. Tutto ciò è possibile attraverso il dialogo, il confronto e soprattutto l’ascolto.

I bambini che hanno una buona capacità di autoregolazione emotiva: sono più preparati e disposti ad affrontare la scuola, hanno meno problemi comportamentali, sia in classe che a casa, ottengono voti migliori, hanno meno problemi di ansia, depressione e isolamento, si comportano in modo meno aggressivo, sviluppano meglio le loro capacità cognitive e le loro abilità sociali.

RICONOSCERE LE NOSTRE EMOZIONI HA UN RUOLO FONDAMENTALE NELLA CRESCITA DEL BAMBINO

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L’IMPORTANZA DELL’ATTENZIONE POSITIVA NEI BAMBINI

Il bambino richiede l’attenzione dell’adulto, in modo continuo e costante. In molte occasioni e in assenza di tale attenzione, il bambino ricorre a comportamenti negativi per ottenerla. Per questa ragione, gli adulti dovrebbero optare per un’attenzione positiva e quindi allontanare il loro bambino dai comportamenti negativi.

ATTENZIONE POSITIVA

Cos’è l’attenzione positiva?

Attenzione positiva significa mostrare interesse per i risultati raggiunti dai figli e manifestare l’amore e l’affetto che hanno nei loro confronti. L’attenzione positiva è importante per l’immagine e lo sviluppo del bambino.

Fin dalla nascita, i bambini hanno bisogno di esperienze e relazioni che mostrino loro di essere preziosi e capaci. L’attenzione, le reazioni e le risposte positive dei genitori aiutano i bambini a farsi un’idea di quanto siano apprezzati.

L’attenzione positiva è quando rispondi a tuo figlio con calore e interesse, quando lo aiuti a sentirsi al sicuro e apprezzato, attraverso:

  • il contatto visivo,
  • l’uso di espressioni facciali affettuose (il sorriso),
  • il contatto fisico (abbraccio),
  • l’uso di parole incoraggianti,
  • l’interesse per i gusti, le attività e i risultati del bambino.

Con un’attenzione positiva, il bambino si sente amato e apprezzato in ogni momento e ciò aumenta la sua autostima. Tuttavia, ci sono molti genitori che raramente mostrano interesse per ciò che fanno i loro figli, quindi cercano altri modi, meno adeguati, per avere la loro attenzione. Per esempio, urlano e rimproverano il bambino dando origine a ciò che è nota come attenzione negativa. Gli esperti consigliano di evitare sempre l’attenzione negativa e optare per l’attenzione positiva quando si educa il bambino.

La chiave dell’attenzione positiva è ascoltare i bambini quando si comportano bene e non prestare attenzione quando il loro comportamento non è appropriato. Evitando così di rafforzare un comportamento negativo o in disaccordo ai valori che gli vengono insegnati. Un eccesso di attenzione negativa da parte dei genitori farà aumentare i conflitti familiari e farà diminuire seriamente l’autostima dei bambini.

In questo modo i bambini imparano che ciò che viene elogiato è un buon comportamento e solo in questo modo potranno ottenere cose. Non esitare a sederti accanto a tuo figlio e a parlargli in modo chiaro per fargli sapere che il modo per essere felici è avere un buon comportamento verso i genitori.

  • E tu educhi con attenzione positiva?

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ESSERE GENTILI CON NOI STESSI

Quante volte assumiamo un atteggiamento critico e ci etichettiamo definendoci: “Sono stupido”, “Non lo farò mai bene”, “Ho sbagliato di nuovo”, “Sono inutile”, e così via. Questi messaggi possono avere conseguenze negative per la nostra psiche, perché diminuiscono la fiducia in noi stessi e l’autostima.

L’insicurezza, l’ansia e la depressione sono molto comuni nella nostra società. In gran parte sono dovute ad auto-giudizi negativi, ai maltrattamenti mentali a cui ci sottoponiamo quando sentiamo di non essere come “dovremmo”. Giudicare e condannare noi stessi non ci aiuta ad essere una persona migliore.

Una buona soluzione è smettere di giudicarci come buoni o cattivi, accettarci come siamo e trattarci con la stessa gentilezza, affetto e compassione che abbiamo nei confronti delle persone a noi care.

Essere gentili con noi stessi significa: amarci, accettarci e trattarci bene in qualsiasi situazione, rispettare i nostri limiti e perdonare i nostri errori.

ESSERE GENTILI CON NOI STESSI

Quando impariamo ad essere gentili con noi stessi, i benefici sono molteplici, la nostra autostima aumenta, ci sentiamo più forti.

Alcuni suggerimenti che ci aiuteranno ad essere più gentili con noi stessi

  • Lavorare sulla consapevolezza: Cioè diventare consapevole dei nostri auto-messaggi negativi, cambiandoli da critici a messaggi gentili e di incoraggiamento.

Quando noti che sei duro con te stesso, fermati e metti in dubbio la validità di ciò che dici: “Perché ho questa convinzione negativa su me stesso?”, “C’è un modo più realistico, gentile ed equilibrato di giudicarmi?”.

  • Regalarsi una parola di incoraggiamento: La prossima volta che ti ritrovi a dire cose come: “Sono un idiota” o “Ho rovinato tutto”, prova invece a darti un messaggio di incoraggiamento come: “Ho fatto del mio meglio”, “Sono stato/a bravo/a”, “Nonostante tutto ce l’ho fatta”, “Sto crescendo e imparando ogni giorno di più”.
  • Fare almeno una cosa al giorno per te: Impegnati ogni giorno a fare qualcosa per te che ti porti gioia e benessere, come: sport, rilassamento, hobbies, ecc.
  • Comportati come ti comporteresti con una persona cara: Quando vivi situazioni o emozioni difficili, trattati come tratteresti una persona che ami. Chiediti cosa diresti a un buon amico che si trovi nella tua stessa situazione. Come ti comporteresti con lui? Certamente cercheresti di sostenerlo con empatia, amore e comprensione, senza giudizi o critiche.
  • Riconosci e accetta le tue emozioni come naturali e necessarie: Affronta le tue idee, le tue emozioni ed i tuoi comportamenti con apertura, curiosità e gentilezza. Ricorda che le nostre emozioni non sono né buone né cattive, sono adattive e temporanee. Ci stanno fornendo informazioni su ciò che è importante per noi, quindi accoglile e chiediti: Questa emozione cosa vuole dirmi? Cosa mi ha portato a comportarmi così? Quali punti di vista o idee mi hanno influenzato? Conoscevo tutte le informazioni o mi mancavano dei dati?
  • Riconosci che la sofferenza fa parte della vita: Nella misura in cui accettiamo che la sofferenza è parte della vita e che è condivisa dagli esseri umani, possiamo imparare da essa, trasformarla e risignificarla, invece di lasciare che ci condizioni e ci definisca.
  • Pratica la meditazione: Con la meditazione potrai essere più comprensivo con te stesso, vedere le cose con maggior prospettiva e serenità.

Riflettiamo: E TU TI TRATTI CON GENTILEZZA?

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PENSIERI E QUALITÀ DI VITA

Possiamo smettere di pensare? Possiamo scegliere i nostri pensieri? È possibile allenarci a pensare in un modo migliore?

Come esseri umani, siamo esseri razionali. Trascorriamo le giornate con la nostra mente in diversi scenari, idee o preoccupazioni. In effetti, è difficile ricordare un momento in cui non abbiamo pensato a nulla. Di fatto, si stima, che abbiamo una media di 60.000 pensieri al giorno e la maggior parte di essi sono negativi, ripetitivi, legati al passato e automatici, cioè appaiono nella nostra coscienza contro la nostra volontà. Infatti, più vogliamo allontanarci da un pensiero negativo e/o ripetitivo, più persiste.

I pensieri sono processi cognitivi che contengono un’incredibile capacità di influenzare le nostre vite, perché è principalmente da loro che dipende come ci sentiamo e come agiamo.

Pensieri e qualità di vita

Non possiamo fare a meno di pensare.

Anticipare gli scenari e pensare alle situazioni che stiamo vivendo è assolutamente normale. Il problema si verifica quando invece di osservare quei pensieri come qualcosa che è nella nostra mente e andrà via, iniziamo a combattere contro di loro o ad alimentarli fino a quando, come una valanga di neve, non possiamo più fermarli.

Anche se è impossibile interrompere i pensieri, una persona può controllarli, calmarli e rallentarli, smettendo di pensare a un particolare argomento su base ricorrente.

Gestire correttamente i propri pensieri e rafforzare una prospettiva positiva sono la chiave per raggiungere uno stato di benessere e una buona qualità di vita. Possiamo sostituire alcuni pensieri con altri o concentrarci su percezioni o visualizzazioni piacevoli.

Possiamo anche allenarci a cambiare il focus dell’attenzione e portarlo dove vogliamo; dobbiamo cioè imparare a impedire che siano i nostri pensieri a dirigerci.

Nel momento in cui siamo consapevoli dei nostri pensieri e diamo loro un nome, quell’emozione diventa più identificabile e questo ci aiuta a relazionarci in modo diverso con i nostri pensieri e con le nostre emozioni.

Pertanto, quando si presentano pensieri negativi, persistenti e automatici dovremo porci le seguenti domande:

  • Come si chiama questo pensiero?
  • Come mi fa sentire?
  • Dove ti senti: presente, passato o futuro?
  • Cosa posso aspettarmi da questo pensiero o emozione?
  • In quali situazioni è più probabile che appaia?

Ecco perché ti invito a osservare ogni giorno quali pensieri ed emozioni predominano in te, dar loro un nome e farti tutte le domande sopra elencate.

Contatta la dott.ssa Vanesa Rojas al 339-250.9358

EVENTO EN ESPANOL

Evento en español

Hola a todos! Buenos días.

📚Los queremos invitar a la presentación de nuestro primer libro sobre miedos infantiles.

🗓El evento será el viernes 17 de septiembre a las 17 horas Argentina, por Zoom.

👩‍💻📩Para participar, por favor inscribirse en: interv.comunidad1@cpsi.org.ar

Hay tiempo hasta el miércoles 15.

📢Pd. Se agradece difusión a personas que puedan estar interesadas en la temática que abordaremos (miedos en la infancia).

Muchas gracias

Los esperamos! 😀

Vanesa y Patricia

Colegio de psicologo de Bs. As. (Argentina).

Favorire esperienze di Flow

Quante volte sei stato così immerso in un’attività o in un compito che quando guardi l’orologio le ore sono passate e non te ne sei nemmeno accorto? Ti è mai capitato di lavorare, studiare o fare sport e perdere la nozione del tempo? Se la risposta è sì probabilmente eri in stato di flow, detta anche esperienza ottimale.

Ma cos’è questo stato?

La esperienza di Flow (flusso) o Esperienza Ottimale, sviluppata dal dottor Mihaly Csikszentmihalyi, psicologo ungherese emigrato negli USA, rappresenta uno stato di coscienza, cioè uno stato emotivo positivo in cui la persona è completamente immersa in un’attività di piacere e godimento, durante la quale il tempo vola e le azioni e i pensieri e i movimenti si susseguono senza fermarsi. Questo stato emotivo rappresenta un aspetto fondamentale per la nostra felicità.

Normalmente è associato a quei compiti che ci vengono presentati come una sfida, che richiedono la nostra concentrazione, dedizione e competenze specifiche. Alcune attività che possono favorire lo stato di flow possono essere: le attività creative, ludiche, lo sport, il lavoro, lo studio, ecc.

Mentre facciamo queste attività, entriamo in un flusso nel quale siamo soddisfatti di quello che stiamo eseguendo e si crea un equilibrio emotivo, cognitivo e motivazionale.

FAVORIRE ESPERIENZE DI FLOW

Csikszentmihalyi descrive una serie di elementi che si verificano durante l’esperienza del flusso:

  • C’è un equilibrio tra la sfida dei compiti e le tue capacità.
  • Gli obiettivi e le mete sono chiari: la persona sa come procedere in ogni momento, portandola ad uno stato di pieno controllo.
  • L’attenzione è totalmente focalizzata sul compito e non su altre attività o preoccupazioni.
  • Attività, attenzione e consapevolezza si fondono.
  • C’è una diminuzione della consapevolezza di sé.
  • Riceviamo un feedback immediato.
  • Si verifica un’alterazione del senso del tempo.

In altre parole, siamo di fronte a un’attività la cui difficoltà di esecuzione è quasi pari alla nostra capacità, pur svolgendola senza grandi sforzi. Quando questi due fattori principali si uniscono, ci divertiamo così tanto che non prestiamo attenzione a ciò che ci circonda. Questa attività diventa così piacevole che tendiamo a ripeterla nella speranza di rivivere il flusso.

Quindi con quale tipo di attività potremmo entrare in flusso?

Con tutti quelle in cui la sfida è simile alle nostre capacità di eseguirla. Quando sono allo stesso livello, la nostra concentrazione e il piacere aumenteranno fino a raggiungere l’esperienza del flusso.

Come favorire esperienze di flow?

  • Trova un’attività che ti interessa e di una difficoltà abbordabile per le tue capacità. Ricorda, non può essere troppo facile (per non annoiarti), né troppo difficile (per non disperare).
  • Stabilisci alcuni obiettivi o passaggi da seguire per la sua realizzazione. In questo modo, non saprai sempre cosa devi fare.
  • Svolgi l’attività in un luogo tranquillo dove puoi allontanarti da tutte quelle distrazioni che ti impedirebbero di raggiungere lo stato di Flusso.
  • Cerca di rimanere concentrato sull’attività.
  • Goditi il processo senza preoccuparti del risultato.
  • Lasciati andare durante l’attività.

E tu, nella vita quotidiana, favorisci esperienze di flow?

Contatta la dott.ssa Vanesa Rojas al 339-250.9358

EDUCARE CON COMPLIMENTI, INCORAGGIAMENTO E PAROLE GENTILI

I bambini reagiscono bene alle parole positive. Quando rivolgiamo ad un bambino un complimento, un incoraggiamento o parole gentili, lo aiutiamo a sentirsi orgoglioso di sé e del suo mondo, favoriamo la sua autostima e lo stimoliamo a prediligere quei comportamenti che hanno ricevuto un riscontro positivo. 

Essere gentili significa essere amabili, amorevoli, premurosi, cortesi, piacevoli, disponibili, simpatici, persino divertenti e sorridenti. Tutte qualità che devono formarsi nei bambini fin dalla più tenera età. Essere gentili è anche essere attenti, prestare attenzione e rispetto.

I bambini assimilano le norme del comportamento sociale mentre gli adulti insegnano loro a comportarsi secondo quelle norme.

A volte noi genitori prendiamo il nostro compito troppo sul serio e ci sforziamo di diventare una specie di istruttore a tempo pieno. Dovremmo tuttavia comprendere che a volte una parola gentile da parte nostra può insegnare più di quanto faccia un rimprovero.

Durante la crescita e lo sviluppo, i bambini attraversano molte fasi nelle quali mettono in dubbio la loro persona. Si confrontano con gli altri o si misurano con le nostre aspettative e spesso ne escono abbattuti. Come genitori possiamo controbilanciare questa naturale tendenza dei nostri figli, offrendo loro un sostengo e un incoraggiamento continuo che li aiuteranno a sviluppare la capacità di pensare positivamente. 

ESSERE GENTILI CON I NOSTRI FIGLI

Dalle interazioni con i genitori, i figli ricavano molte informazioni per comprendere chi sono e noi vogliamo aiutarli a formare un’immagine di sé stessi, quali persone responsabili e capaci, in grado di saper scegliere e comportarsi in maniera adeguata.

I bambini apprendono chi sono grazie alle attenzioni che ricevono dai genitori e dalle altre figure di riferimento, in un processo definito “rispecchiamento”. L’attenzione che i genitori e altri adulti di riferimento riservano a un figlio durante lo sviluppo è essenziale per il suo sviluppo equilibrato. È attraverso questa attenzione che il bambino impara a percepirsi come un individuo completo, a sentire il proprio centro, il proprio sé, il punto da cui emergono le interazioni con il mondo esterno.

BIBLIOGRAFIA: Pantley E. (2018) . Manuale anti capricci.  Edizioni Erickson.

E TU EDUCHI CON GENITILEZZA?

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GLI AMICI IMMAGINARI DEI BAMBINI

Avere un amico immaginario, a volte chiamato compagno immaginario, è considerato una parte normale e persino salutare del gioco infantile.

Molte ricerche affermano che ben il 65% dei bambini fino a 7 anni ha un amico immaginario che è un elemento naturale dell’infanzia.

Quindi, è comune che i bambini creino amici o compagni immaginari, qualcuno con cui parlare, interagire e giocare. Questi amici finti possono assumere la forma di qualsiasi cosa: un amico invisibile, un animale, qualcosa di fantastico, un giocattolo o un peluche.

Normalmente i bambini sono consci che i loro amici immaginari sono finti, cioè che non esistono.

Avere un amico immaginario è una forma sana di gioco infantile. Gli studi hanno persino dimostrato che potrebbero esserci dei benefici per lo sviluppo in quei bambini che creano compagni immaginari, quali:

  • superiore cognizione sociale,
  • più socievolezza,
  • creatività potenziata,
  • maggiore comprensione emotiva,
  • risoluzione dei problemi e gestione delle emozioni.

Sebbene talvolta alcuni genitori possano essere preoccupati, è del tutto normale che un bambino abbia un amico immaginario.

Come dovrebbe reagire un genitore?

Se tuo figlio ti parla del suo amico immaginario, fagli delle domande. È un’ottima occasione per saperne di più su tuo figlio, sui suoi interessi e su come l’amico immaginario interagisce con lui.

Ogni bambino uscirà da questa fase della sua vita a suo tempo, normalmente ciò avviene prima dei 7 anni. Ma non c’è bisogno di preoccuparsi se un bambino più grande parla ancora del suo amico immaginario.

Se però hai dei dubbi a causa del comportamento di tuo figlio e del fatto che abbia amico immaginario dopo i 7 anni, puoi contattare un professionista.

ALCUNE DOMANDE DA FARE:

Tuo figlio ha un amico immaginario?

Chi è e come si chiama?

Cosa ti racconta di questo amico?

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DISTORSIONI COGNITIVE: ERRORI DEL PENSIERO

Cosa sono le distorsioni cognitive e come ci influenzano? Le distorsioni cognitive sono interpretazioni errate della realtà che portano l’individuo a percepire il mondo in modo non oggettivo e disfunzionale. Appaiono sotto forma di pensieri automatici e innescano emozioni negative che portano a comportamenti indesiderati o disadattivi. Alcune persone sono più inclini alle distorsioni cognitive rispetto ad altre.

Ogni persona interpreta il mondo attraverso una prospettiva diversa, tuttavia, abbiamo credenze comuni e siamo in grado tendenzialmente di avvertire quando qualcuno sta sviluppando comportamenti disadattivi o ha una percezione errata della realtà.

Una delle cause delle distorsioni cognitive è che si può imparare a interpretare male la realtà. Fin dall’infanzia costruiamo schemi che ci aiutano a capire come funziona il mondo. Per esempio, se iniziamo a dare per certo che ogni volta che qualcuno ride è perché ci prende in giro, probabilmente questa convinzione resterà per sempre con noi.

Le caratteristiche delle distorsioni cognitive sono spesso espresse in termini di imperativi categorici: “devo…” e sono vissuti come spontanei perché compaiono improvvisamente nella mente senza alcun innesco apparente. Sono messaggi brevi, specifici e discreti e sono spesso presentati sotto forma di un’immagine visiva. Tendono ad essere drammatici e catastrofici e sono difficili da ignorare.

Ecco alcuni errori di distorsioni cognitive

Sovra Generalizzazione: A seguito di un caso isolato generalizzare una conclusione valida per tutto. Per esempio: “Mario non mi ha scritto, la gente si dimentica sempre di me.”

Astrazione Selettiva: Concentrarsi in modalità “visione a tunnel” solo su alcuni aspetti, solitamente negativi e inquietanti, di una circostanza o di una persona, escludendo il resto delle altre caratteristiche e ignorando gli aspetti positivi. Per esempio: “Ho messo troppo sale nella pasta, sono un cuoco orribile.”

Inferenza Arbitraria: Trarre conclusioni in mancanza di prove sufficienti. Per esempio: “Ho visto Mario per strada e non mi ha guardato. Secondo me non voleva salutarmi” Invece, probabilmente Mario non ti aveva visto perché era soprappensiero.

Fallacia della Ricompensa Divina: Pensare che i problemi si risolveranno da soli senza assumere un atteggiamento propositivo. Per esempio: “Il mio capo mi sta sfruttando e maltrattando, ma io sono tranquillo perché il tempo metterà tutto a posto”.

Lettura del pensiero: Presumere le intenzioni o le cognizioni degli altri. Per esempio: “Vado chiedere a Mario se mi presta un cacciavite, però so già che mi risponderà di no”.

L’errore dell’Indovino: Credere di sapere come sarà il futuro e agire di conseguenza. Per esempio: “Non andrò a quel colloquio di lavoro perché so che non mi assumeranno”.

Personalizzazione: Supponiamo che tutto ciò che le persone fanno o dicono abbia a che fare direttamente con noi stessi. Esempio: “Gianna ha una brutta espressione, deve essere arrabbiata con me.”

Cosa possiamo fare?  Alcuni Esercizi:

  • Imparare a identificare le distorsioni cognitive, cioè a riflettere sui propri pensieri e registrarli per esserne più consapevoli. Un diario può essere un buono strumento per esplorare queste deviazioni dal processo di ragionamento.
  • Farsi delle domande. Anche se non siamo abituati, è possibile acquisire l’abitudine di mettere in discussione le nostre opinioni per rilevare possibili distorsioni cognitive.
  • Cercare di considerare il punto di vista degli altri: ascoltare e valutare quanto gli altri ci dicono ci renderà meno propensi a commettere errori.
  • Sviluppare un pensiero critico: pensare in modo più analitico, vedere le situazioni in modo olistico senza essere fuorviato dai dati più semplici e ovvi. Cercare i pro ed i contro prima di prendere una decisione o affrontare una sfida.

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LE ABILITÀ SOCIALI NEI BAMBINI

Poniamoci una semplice domanda: “Come imparano davvero i nostri piccoli?”.

Secondo molti studi sulla psicologia sociale ed in particolare quelli di Albert Bandura, i bambini sviluppano la maggior parte del loro apprendimento attraverso l’osservazione, l’imitazione e l’interazione continua.

Le abilità sociali sono un insieme di comportamenti che ci consentono di stabilire relazioni appropriate con gli altri e risolvere i conflitti. Queste abilità iniziano a svilupparsi fin dalla prima infanzia, grazie alle relazioni che i bambini instaurano con le persone che si prendono cura di loro e continueranno durante lo sviluppo in base alle esperienze che hanno con i loro coetanei.

I bambini sono carichi di emozioni, sentimenti, idee e percezioni soggettive che influenzeranno i loro comportamenti nelle interazioni con gli altri. 

Molte sono le capacità che compongono le abilità sociali nei bambini, tra queste troviamo:

  • Risoluzione dei conflitti;
  • Autocontrollo emotivo;
  • Assertività;
  • Comunicazione;
  • Cooperazione;
  • Empatia.

Fin dalla nascita la famiglia (genitori, fratelli, nonni, zii, cugini, ecc.) sarà il contesto di riferimento, dove i bambini impareranno a sviluppare le loro capacità sociali.

L’importanza delle abilità sociali risiede nell’adattamento del bambino ai diversi ambienti in cui opera: scuola, famiglia, gruppo di coetanei, ecc. Tutte queste capacità sono importanti, tuttavia, due di esse sono particolarmente rilevanti: l’empatia e l’assertività.

L‘empatia è la capacità di porsi nel punto di vista di un’altra persona e agire secondo i sentimenti dell’altro. Richiede un’adeguata comprensione emotiva ed è la chiave del successo nelle prestazioni sociali.

L’assertività è la capacità di difendere i propri diritti e interessi senza danneggiare quelli degli altri. Empatia e assertività vanno di pari passo e trovare l’equilibrio tra entrambe è essenziale per risolvere con successo i conflitti sociali che sorgono nel corso della vita.

Il modo in cui i bambini si relazionano con i loro coetanei nei primi anni di vita è fondamentale per il loro sviluppo e adattamento. Per questo motivo è molto importante che i bambini riescano a sviluppare abilità sociali, necessarie per condurre una vita armoniosa e appagante con gli altri.

Fin dalla nascita le persone cercano di relazionarsi e creare legami affettivi, che saranno la base per acquisire tutte quelle abilità che li definiranno adulti. L’influenza di altre persone e le esperienze vissute in diverse situazioni sociali, li aiuteranno a sviluppare quei legami. Questo è noto come processo interattivo.

I bambini iniziano a sentire il bisogno di relazionarsi con gli altri a partire dai tre anni; però fino ai sei anni, queste relazioni non sono ancora forti e non sono in grado di generare legami stretti o permanenti.

Quando i bambini raggiungono l’età di nove anni, queste relazioni si rafforzano permettendo loro di formare gruppi più stabili e di rafforzare i legami emotivi. La scuola è un luogo vitale per il corretto sviluppo evolutivo dei bambini, sia cognitivamente che socialmente.

Il passaggio attraverso la scuola segna il carattere e la formazione della personalità di ogni bambino. Ci sono molti casi in cui il bambino non vive in un ambiente stabile e strutturato. In questi casi, la scuola diventa uno strumento indispensabile per costruire una personalità adeguata al raggiungimento della vita adulta.

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VALIDARE LE EMOZIONI DEI NOSTRI FIGLI

Validare le emozioni dei nostri figli è molto importante per loro, ma:

Cosa significa esattamente? Come lo facciamo? Cosa dobbiamo fare affinché i bambini lo sentano?

Quando qualcuno ci mostra la sua tristezza, il suo dolore o la sua angoscia, ci precipitiamo a dirgli che non succede nulla, che non è così grave, che non importa.

A maggior ragione, quando si tratta dei nostri figli, vogliamo eliminare quella sofferenza il più presto possibile, per proteggerli dal dolore, perché li amiamo e anche perché il loro dolore è anche il nostro. Soffriamo nel vederli soffrire.

Le emozioni sono involontarie e tutti proviamo emozioni. Inoltre, nessuno decide cosa vuole sentire, ma, a seconda della situazione che si vive, il nostro cervello “attiva” l’emozione associata a quel momento.

Quando diventiamo genitori, spesso ci troviamo a ripetere schemi dell’educazione che abbiamo ricevuto quando eravamo bambini; dopotutto, è tutto ciò che sappiamo. Tuttavia, se vogliamo stabilire un legame più sano e più forte con i nostri figli, il viaggio inizia proprio con le loro emozioni.

Perché è importante validare un’emozione?

Validare è accettare le emozioni dei nostri figli, anche se non siamo d’accordo o se le esprimono in modo inappropriato.

Validare un’emozione è riconoscerla come legittima, non cercare di negarla o reprimerla e rispettare il suo processo naturale.

Uno degli aspetti più importanti per validare le emozioni è che i nostri figli si sentano compresi. Però, se non proviamo, viviamo e sperimentiamo le nostre emozioni, sarà molto difficile per noi riconoscerle. Se non le conosciamo, è praticamente impossibile imparare a gestirle.

VALIDARE LE EMOZIONI

Quando i bambini stanno imparando a gestire le loro emozioni è importante che non ricevano rifiuti, che non vengano ignorati, che non si sentano dire “i bambini grandi non piangono” e che non vedano facce di disapprovazione. Le emozioni li accompagneranno per tutta la vita e saperle gestire è fondamentale.

Come validare le emozioni dei nostri figli. Alcuni suggerimenti:

  • Quando il bambino non riesce a identificare con precisione qual è l’emozione che lo travolge in quel momento, dare un nome a ciò che prova lo aiuta;
  • Spiegare al bambino che ciò che sta provando è una reazione normale e che ha il diritto di provarla;
  • Proponigli gli strumenti per gestire le emozioni, insegnandogli a diminuire la loro intensità cambiando i pensieri o cercando un’alternativa;
  • Non arrabbiarsi, ma dare un posto ai suoi sentimenti;
  • Il contatto visivo e fisico sono essenziali perché senta che siamo con lui, che lo capiamo e che capiamo cosa sta passando;
  • Esprimi a tuo figlio che comprendi cosa gli sta passando, per esempio raccontando una tua situazione in cui ti sei sentito allo stesso modo. L’importante è che il bambino impari che le emozioni fanno parte della vita, che tutti le proviamo e che non sono negative.

In questo modo il bambino si sentirà amato e rispettato; imparerà a identificare i suoi stati emotivi e ad affrontarli in modo sano e, soprattutto, stringerà con noi un legame di fiducia ed affetto.

Spesso, a causa del dolore che proviamo nel vederli soffrire, cerchiamo di distrarli con qualcos’altro in modo che, ad esempio, smettano di piangere, ma questo è controproducente. Le emozioni sono involontarie e il bambino ha bisogno di esprimerle ed affrontarle. Se blocchiamo i loro bisogni di espressione, ciò che impareranno è bloccare le emozioni, non a gestirle.

E tu, validi le emozioni di tuo figlio?

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