INSEGNARE LA PAZIENZA, IMPARARE AD ATTENDERE

Sappiamo che in certi momenti non è facile mantenere la pazienza. Quante volte i bambini dicono: “Ho fame, è pronto il mangiare?” “Tra quanto finisci?” “È mio, dammelo, lo voglio!”

Spesso i bambini vogliono tutto e subito, non hanno la capacità di attendere, di tollerare la frustrazione, non riescono a rispettare i tempi e di conseguenza si arrabbiano e fanno i capricci.

Affinché il bambino si abitui a rispettare i nostri tempi, è molto importante non soddisfare subito ogni richiesta del bambino.

La pazienza e la capacità di aspettare non sono innate, si acquisiscono durante la crescita e con una corretta educazione.

IMPARARE AD ATTENDERE

A QUALE ETÀ IL BAMBINO PUÒ IMPARARE AD ATTENDERE?

Nei primi tre anni di vita i bambini non sanno aspettare, sono impazienti, hanno un senso del tempo completamente diverso dal nostro, vivono nel qui ed ora. A questa età, predomina l’emisfero destro del cervello che guida il comportamento creativo e irrazionale del bambino ed è responsabile dello sviluppo dell’intuizione, dell’empatia, della creatività e dell’immaginazione.

Comunque, dopo il primo anno di vita, il bambino, con l’aiuto dei genitori, può iniziare piano piano a imparare ad essere paziente, ad aspettare e a tollerare piccole frustrazioni.

Fino ai 3 anni il bambino risponde agli stimoli in modo impulsivo. Solo dopo i 3 anni, con lo sviluppo funzionale dell’emisfero sinistro del cervello, emergono gradualmente le capacità di ragionare, riflettere e prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Tale capacità si sviluppa grazie all’esperienza e al rapporto che il bambino ha con i genitori e le figure di riferimento.

Educare il bambino ad essere paziente favorisce il suo autocontrollo, il rispetto delle regole, la calma, la gestione delle emozioni, la tolleranza e lo aiuterà ad affrontare meglio le difficoltà.

In questo processo, il ruolo dei genitori sono fondamentali, perché i bambini imitano il comportamento dei genitori. Bisogna ricordare inoltre che i bambini piccoli hanno ritmi legati ad aspetti fisiologici quali: sonno, fame, ecc. e questi aspetti devono essere tenuti in considerazione quando gli insegniamo a gestire l’attesa.

Un altro punto importante è insegnare al bambino ad aspettare e a chiedere le cose in modo educato, spiegandoglielo con un tono di voce tranquillo, ma con uno sguardo deciso.

Per aiutare questo processo educativo, si possono proporre delle attività dove l’attesa può essere un evento piacevole e di gioco, come ad esempio piantare un seme, leggere un libro, ecc. oppure si può utilizzare un timer o una clessidra per indicare che il bambino potrà ottenere ciò che aveva chiesto quando il tempo sarà scaduto.

Quando siamo fuori casa e l’attesa è più lunga, è utile portare degli oggetti (libricini, giochi, ecc.) per gestire meglio l’attesa.

Dire al bambino “aspetta due minuti” risulta inefficace, è meglio usare il termine “dopo”. È utile anche spiegargli in anticipo bene cosa succederà e che dovrà aspettare un po’. Ad esempio, possiamo dire, “potrai giocare dopo colazione” oppure “quando tuo fratello finirà di disegnare, potrai prendere le matite”.

Infine, bisogna lodare il comportamento del bambino quando è stato “paziente” in modo tale da rafforzare questa condotta.

Ogni situazione può essere valida per insegnare ai bambini ad essere pazienti. Alleniamoci!

Contatta la Dott.ssa Vanesa Rojas al 339-250.9358

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