LA PROCRASTINAZIONE

La procrastinazione, spesso percepita come una semplice cattiva abitudine, è in realtà un fenomeno complesso con radici profonde nella psicologia umana. Questo articolo esplora le cause e le conseguenze della procrastinazione negli adulti, offrendo una prospettiva psicologica per comprendere meglio questo comportamento.

Procrastinare significa rimandare deliberatamente e in modo abituale compiti che dovrebbero essere completati. Si stima che circa il 20% degli adulti sperimenti la procrastinazione cronica, una condizione che va oltre la semplice gestione inefficiente del tempo.

Cause psicologiche:

  1. Ansia e paura del fallimento: Molti adulti procrastinano perché temono il giudizio degli altri o hanno paura di fallire. Questa paura può paralizzare, portando a rimandare i compiti.
  2. Perfezionismo: Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il perfezionismo non porta sempre a risultati superiori. In alcuni casi, la paura di non essere perfetti può causare procrastinazione.
  3. Bassa autostima: Gli adulti con bassa autostima possono procrastinare come meccanismo di difesa per evitare di affrontare la possibilità del fallimento.
  4. Problemi di regolazione emotiva: La difficoltà nel gestire le emozioni, come la frustrazione o la noia, può portare a rimandare le attività.

Conseguenze psicologiche:

La procrastinazione non è solo una questione di cattiva gestione del tempo; può avere effetti negativi significativi, tra cui:

  • Stress e ansia: Rimandare compiti importanti può causare un aumento dello stress e dell’ansia.
  • Ridotta produttività: La procrastinazione può compromettere la produttività e la qualità del lavoro.
  • Problemi di salute: Lo stress cronico associato alla procrastinazione può avere effetti negativi sulla salute fisica e mentale.

Come possiamo interrompere il meccanismo della procrastinazione?

  1. Riconoscere il problema: Il primo passo è riconoscere che la procrastinazione è un problema e non solo una cattiva abitudine.
  2. Tecniche di gestione del tempo: Imparare e applicare tecniche di gestione del tempo può aiutare a superare la tendenza a procrastinare.
  3. Auto-compassione: Essere più gentili con sé stessi può ridurre la paura del fallimento e il perfezionismo eccessivo.
  4. Supporto psicologico: La terapia può essere utile per affrontare le cause psicologiche alla base della procrastinazione.

La procrastinazione è un fenomeno complesso che richiede un approccio olistico per essere superato. Comprendere le sue cause psicologiche è fondamentale per sviluppare strategie efficaci di gestione e intervento. Con il supporto giusto e un impegno consapevole, è possibile superare la tendenza a procrastinare e migliorare significativamente la qualità della vita.

Bibliografia:

  1. Steel, P. (2007). “The Procrastination Equation: How to Stop Putting Things Off and Start Getting Stuff Done”. Harper Collins.
  2. Burka, J. B. & Yuen, L. M. (2008). “Procrastination: Why You Do It, What to Do About It Now”. Da Capo Lifelong Books.
  3. Tice, D. M. & Baumeister, R. F. (1997). “Longitudinal study of procrastination, performance, stress, and health: The costs and benefits of dawdling”. Psychological Science, 8(6), 454-458.
  4. Sirois, F. M. & Pychyl, T. A. (Eds.). (2016). “Procrastination, Health, and Well-Being”. Academic Press.

I MANDATI FAMIGLIARI E LA LORO IMPORTANZA IN PSICOLOGIA

In psicologia, uno dei concetti più influenti, ma spesso trascurati, è quello dei mandati famigliari, cioè quegli “ordini invisibili”, trasmessi da generazione a generazione, che possono avere un impatto significativo sul comportamento e sul benessere emotivo di un individuo.

Definizione di Mandati Famigliari

I mandati famigliari sono fondamentalmente messaggi o ordini che vengono passati all’interno di una famiglia. Possono essere espliciti, come le aspettative espresse dai genitori sui figli, o impliciti, incorporati in comportamenti e atteggiamenti quotidiani. Questi sono alcuni esempi di mandati famigliari: “devi essere sempre il migliore”, “non devi mostrare le tue emozioni” o “devi mantenere sempre la pace”.

L’Impatto dei Mandati Famigliari sulla Psiche

Gli effetti di questi mandati possono essere profondi e influenzare le decisioni di un individuo, plasmare la sua personalità e determinare le sue relazioni con gli altri. Ad esempio, un mandato famigliare che insiste sulla perfezione può portare una persona a soffrire di ansia da prestazione o a sviluppare una paura eccessiva del fallimento.

Numerosi studi hanno collegato i mandati famigliari a una varietà di disturbi psicologici e hanno trovato un’associazione significativa tra mandati famigliari disfunzionali e sintomi di depressione e di ansia.

Riconoscere e affrontare i mandati famigliari è un componente fondamentale della psicologia. Infatti, lo psicologo aiuta l’individuo a identificare i mandati famigliari che potrebbero essere alla base dei suoi problemi attuali. Questo può comportare la discussione delle esperienze infantili del cliente, l’osservazione dei suoi schemi di pensiero e comportamento e la creazione di connessioni tra questi fattori e i mandati famigliari riconosciuti.

La Terapia Familiare Sistemica, per esempio, mira a cambiare i mandati famigliari disfunzionali attraverso la ristrutturazione delle interazioni familiari, mentre la Terapia Cognitivo-Comportamentale, può aiutare l’individuo a riconoscere e cambiare i pensieri e i comportamenti negativi derivanti dai mandati famigliari.

Gli interventi per affrontare i mandati famigliari possono avvenire su diversi livelli, quali:

Terapia Individuale

In un contesto individuale, lo psicologo può lavorare con il paziente per aiutarlo a riconoscere e comprendere i mandati famigliari che potrebbero influenzare il suo comportamento, i suoi sentimenti e le sue relazioni. Questo può comportare l’esplorazione delle esperienze passate del paziente, l’identificazione di schemi di pensiero e comportamento ricorrenti, e la creazione di collegamenti tra queste dinamiche e i mandati famigliari.

Una volta identificati i mandati famigliari, lo psicologo può aiutare il paziente a sfidarli o a modificarli. Questo potrebbe includere l’uso di tecniche cognitive per aiutare il paziente a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali, l’apprendimento di nuove abilità di problem-solving o di coping, e la promozione di cambiamenti positivi nel comportamento e nelle relazioni del paziente.

Terapia Familiare

Nel contesto della terapia familiare, l’intervento può essere più diretto. Lo psicologo può lavorare con l’intera famiglia per identificare i mandati famigliari che potrebbero avere un impatto negativo sui membri della famiglia e sulle loro relazioni. Questo comporta l’osservazione delle interazioni familiari, la facilitazione della comunicazione aperta e onesta tra i membri della famiglia, l’aiuto nel riconoscimento dei modelli disfunzionali, la ristrutturazione delle interazioni familiari, il sostegno alla famiglia nel creare nuovi modelli di comunicazione e comportamento e l’incoraggiamento alla famiglia nello stabilire nuovi mandati più sani e costruttivi.

Terapia di Gruppo

La terapia di gruppo può anche essere utile per affrontare i mandati famigliari. In un gruppo, i partecipanti possono condividere le loro esperienze, offrire e ricevere supporto, e apprendere nuove strategie di coping e problem-solving. Lo psicologo ha il compito di facilitare queste discussioni, offrendo input e feedback, e guidando il gruppo verso la comprensione e la modifica dei mandati famigliari.

In sintesi, l’intervento dello psicologo per affrontare i mandati famigliari può assumere molte forme e dipende dalle specifiche esigenze e circostanze del paziente o della famiglia. Tuttavia, l’obiettivo fondamentale è sempre lo stesso: aiutare le persone a riconoscere e cambiare i mandati famigliari che possono avere un impatto negativo sulla loro vita, promuovendo così il benessere e la salute mentale.

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IL PARENT TRAINING: DIVENTARE GENITORI EFFICACI

Il parent training, in psicologia, è un intervento che ha come obiettivo principale quello di aiutare i genitori a sviluppare abilità e competenze nella gestione dei comportamenti dei loro figli, al fine di migliorare la qualità della vita familiare e delle relazioni genitore-figlio.

Il parent training è un intervento centrato sul genitore e si basa sul presupposto che i genitori siano i primi educatori e influencer nella vita dei loro figli. In questo senso, il parent training si concentra sulla formazione e sul sostegno dei genitori, piuttosto che sul trattamento diretto del bambino.

Durante il parent training, i genitori imparano tecniche di gestione dei comportamenti che incoraggiano lo sviluppo di comportamenti positivi e abilità sociali nei loro figli. Queste tecniche includono la comunicazione efficace, la risoluzione dei conflitti, la disciplina positiva e la promozione delle abilità sociali e di autocontrollo.

Il parent training può essere personalizzato in base alle esigenze specifiche della famiglia e dei problemi comportamentali dei loro figli.

Il parent training solitamente prevede incontri di gruppo o sessioni individuali con uno psicologo, durante i quali i genitori apprendono tecniche di comunicazione efficace per la risoluzione dei problemi e la disciplina positiva. L’obiettivo è quello di fornire ai genitori gli strumenti necessari per gestire i comportamenti problematici dei loro figli in modo costruttivo e aiutare i bambini a sviluppare competenze sociali e di autocontrollo.

Famiglia e Parent Training

Il parent training può essere utilizzato per trattare una vasta gamma di problemi comportamentali nei bambini, come:

Comportamenti oppositivi e disobbedienti: il parent training può aiutare i genitori a gestire comportamenti difficili come la ribellione, la negatività e la disobbedienza nei bambini.

Problemi di disciplina (aggressività e capricci): i genitori possono imparare tecniche efficaci di disciplina e di risoluzione dei conflitti per gestire i comportamenti indesiderati dei loro figli.

Difficoltà nell’apprendimento: il parent training può aiutare i genitori a supportare i loro figli nell’apprendimento scolastico e nell’affrontare eventuali difficoltà come l’iperattività e la disattenzione.

Problemi di comportamento nei disturbi dello spettro autistico: il parent training può aiutare i genitori a comprendere e gestire i comportamenti associati ai disturbi dello spettro autistico.

Ansia e depressione: il parent training può aiutare i genitori a identificare e gestire l’ansia e la depressione nei loro figli.

Problemi di comportamento associati all’abuso di sostanze: Il parent training può aiutare i genitori a prevenire e gestire l’uso di sostanze stupefacenti da parte dei loro figli.

Disturbi del comportamento alimentare: il parent training può essere un utile strumento per aiutare i genitori a gestire i problemi alimentari dei loro figli, come l’anoressia, la bulimia e l’obesità.

Il parent training è un approccio efficace per affrontare questi problemi e migliorare la relazione genitore-figlio, la comunicazione e la qualità della vita familiare.

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LUTTO E SEPARAZIONI NELLA VITA DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI

Il lutto e la separazione sono eventi difficili da affrontare per tutti, ma possono essere particolarmente traumatici per i bambini e per gli adolescenti.

In caso di lutto o separazioni, i bambini e gli adolescenti possono sperimentare una vasta gamma di emozioni negative come: tristezza, ansia, colpa, rabbia e senso di perdita. Questi sentimenti possono influire negativamente sul loro benessere emotivo e psicologico, compromettendo la loro capacità di affrontare le sfide quotidiane e di sviluppare relazioni sane.

Ecco alcuni consigli per aiutare i bambini e gli adolescenti a gestire il lutto e le separazioni.

Siate onesti: I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di sapere cosa sta accadendo e di avere informazioni affidabili.

Siate disponibili: Fornite loro un supporto emotivo e fisico. Ascoltateli e rispondete alle loro domande.

Validate i loro sentimenti: Riconoscete i loro sentimenti e fate loro sapere che è normale sentirsi tristi, arrabbiati o confusi in queste situazioni.

Mantenete una routine: La routine aiuta a dare stabilità e sicurezza ai bambini e agli adolescenti.

Coinvolgeteli in attività che li facciano sentire positivi: Aiutateli a concentrarsi su cose che li fanno sentire felici e positivi.

Fornite loro opportunità per esprimersi: Incoraggiateli a parlare delle loro emozioni o a scrivere o disegnare i loro sentimenti.

Considerate l’aiuto professionale: Se i bambini o gli adolescenti stanno avendo difficoltà a gestire il lutto o la separazione, considerate l’idea di rivolgervi a un professionista della salute mentale, che sarà in grado di fornire supporto e consigli specifici per la situazione unica di ogni bambino o adolescente.

Lo psicologo può aiutare i giovani a elaborare il loro lutto e a gestire le loro emozioni attraverso la terapia. Questo può comportare la rielaborazione dei ricordi del defunto o delle circostanze della separazione, l’identificazione delle fonti di stress e dei pensieri negativi e la costruzione di nuove strategie di coping.

Inoltre, lo psicologo può fornire supporto ai genitori nella gestione delle difficoltà che possono sorgere durante una separazione o un lutto. Questo può includere la mediazione nella comunicazione tra i genitori, l’aiuto nella gestione dei conflitti e dei problemi pratici, e la consulenza per il supporto emozionale dei figli.

In generale, il supporto psicologico può aiutare i giovani a superare il lutto e a sviluppare una prospettiva più positiva, migliorando la loro capacità di affrontare le sfide future e di costruire relazioni sane e positive.

Ricordate che ogni bambino o adolescente reagirà in modo diverso e che il supporto che offrite deve essere personalizzato alle loro esigenze specifiche. La cosa più importante è essere presenti e disponibili per loro in questo momento difficile.

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Stai “coltivando” le tue preoccupazioni?

Le preoccupazioni fanno parte del nostro vivere quotidiano. E’ naturale preoccuparsi fino a un certo punto, ma quando le preoccupazioni diventano eccessive, persistenti e incontrollabili ci creano stress, malessere ed ansia.
Le nostre preoccupazioni sono come semi in un giardino. Se seminiamo pensieri positivi, raccoglieremo emozioni che ci fanno stare bene. Se coltiviamo pensieri negativi, invece, cresceranno paura e tristezza.
Per aumentare il nostro benessere e per allenarci a sfidare le preoccupazioni dobbiamo porci alcune domande:
• Cosa c’è di vero in quello che penso?
• C’è un modo più positivo e realistico di vedere la situazione?
• Qual è la probabilità che accada davvero quello che mi spaventa?
• È utile questo pensiero?
• Ci sono esagerazioni nel mio modo di pensare?

Alleniamoci!

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LE ABILITÀ SOCIALI NEI BAMBINI

Poniamoci una semplice domanda: “Come imparano davvero i nostri piccoli?”.

Secondo molti studi sulla psicologia sociale ed in particolare quelli di Albert Bandura, i bambini sviluppano la maggior parte del loro apprendimento attraverso l’osservazione, l’imitazione e l’interazione continua.

Le abilità sociali sono un insieme di comportamenti che ci consentono di stabilire relazioni appropriate con gli altri e risolvere i conflitti. Queste abilità iniziano a svilupparsi fin dalla prima infanzia, grazie alle relazioni che i bambini instaurano con le persone che si prendono cura di loro e continueranno durante lo sviluppo in base alle esperienze che hanno con i loro coetanei.

I bambini sono carichi di emozioni, sentimenti, idee e percezioni soggettive che influenzeranno i loro comportamenti nelle interazioni con gli altri. 

Molte sono le capacità che compongono le abilità sociali nei bambini, tra queste troviamo:

  • Risoluzione dei conflitti;
  • Autocontrollo emotivo;
  • Assertività;
  • Comunicazione;
  • Cooperazione;
  • Empatia.

Fin dalla nascita la famiglia (genitori, fratelli, nonni, zii, cugini, ecc.) sarà il contesto di riferimento, dove i bambini impareranno a sviluppare le loro capacità sociali.

L’importanza delle abilità sociali risiede nell’adattamento del bambino ai diversi ambienti in cui opera: scuola, famiglia, gruppo di coetanei, ecc. Tutte queste capacità sono importanti, tuttavia, due di esse sono particolarmente rilevanti: l’empatia e l’assertività.

L‘empatia è la capacità di porsi nel punto di vista di un’altra persona e agire secondo i sentimenti dell’altro. Richiede un’adeguata comprensione emotiva ed è la chiave del successo nelle prestazioni sociali.

L’assertività è la capacità di difendere i propri diritti e interessi senza danneggiare quelli degli altri. Empatia e assertività vanno di pari passo e trovare l’equilibrio tra entrambe è essenziale per risolvere con successo i conflitti sociali che sorgono nel corso della vita.

Il modo in cui i bambini si relazionano con i loro coetanei nei primi anni di vita è fondamentale per il loro sviluppo e adattamento. Per questo motivo è molto importante che i bambini riescano a sviluppare abilità sociali, necessarie per condurre una vita armoniosa e appagante con gli altri.

Fin dalla nascita le persone cercano di relazionarsi e creare legami affettivi, che saranno la base per acquisire tutte quelle abilità che li definiranno adulti. L’influenza di altre persone e le esperienze vissute in diverse situazioni sociali, li aiuteranno a sviluppare quei legami. Questo è noto come processo interattivo.

I bambini iniziano a sentire il bisogno di relazionarsi con gli altri a partire dai tre anni; però fino ai sei anni, queste relazioni non sono ancora forti e non sono in grado di generare legami stretti o permanenti.

Quando i bambini raggiungono l’età di nove anni, queste relazioni si rafforzano permettendo loro di formare gruppi più stabili e di rafforzare i legami emotivi. La scuola è un luogo vitale per il corretto sviluppo evolutivo dei bambini, sia cognitivamente che socialmente.

Il passaggio attraverso la scuola segna il carattere e la formazione della personalità di ogni bambino. Ci sono molti casi in cui il bambino non vive in un ambiente stabile e strutturato. In questi casi, la scuola diventa uno strumento indispensabile per costruire una personalità adeguata al raggiungimento della vita adulta.

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VALIDARE LE EMOZIONI DEI NOSTRI FIGLI

Validare le emozioni dei nostri figli è molto importante per loro, ma:

Cosa significa esattamente? Come lo facciamo? Cosa dobbiamo fare affinché i bambini lo sentano?

Quando qualcuno ci mostra la sua tristezza, il suo dolore o la sua angoscia, ci precipitiamo a dirgli che non succede nulla, che non è così grave, che non importa.

A maggior ragione, quando si tratta dei nostri figli, vogliamo eliminare quella sofferenza il più presto possibile, per proteggerli dal dolore, perché li amiamo e anche perché il loro dolore è anche il nostro. Soffriamo nel vederli soffrire.

Le emozioni sono involontarie e tutti proviamo emozioni. Inoltre, nessuno decide cosa vuole sentire, ma, a seconda della situazione che si vive, il nostro cervello “attiva” l’emozione associata a quel momento.

Quando diventiamo genitori, spesso ci troviamo a ripetere schemi dell’educazione che abbiamo ricevuto quando eravamo bambini; dopotutto, è tutto ciò che sappiamo. Tuttavia, se vogliamo stabilire un legame più sano e più forte con i nostri figli, il viaggio inizia proprio con le loro emozioni.

Perché è importante validare un’emozione?

Validare è accettare le emozioni dei nostri figli, anche se non siamo d’accordo o se le esprimono in modo inappropriato.

Validare un’emozione è riconoscerla come legittima, non cercare di negarla o reprimerla e rispettare il suo processo naturale.

Uno degli aspetti più importanti per validare le emozioni è che i nostri figli si sentano compresi. Però, se non proviamo, viviamo e sperimentiamo le nostre emozioni, sarà molto difficile per noi riconoscerle. Se non le conosciamo, è praticamente impossibile imparare a gestirle.

VALIDARE LE EMOZIONI

Quando i bambini stanno imparando a gestire le loro emozioni è importante che non ricevano rifiuti, che non vengano ignorati, che non si sentano dire “i bambini grandi non piangono” e che non vedano facce di disapprovazione. Le emozioni li accompagneranno per tutta la vita e saperle gestire è fondamentale.

Come validare le emozioni dei nostri figli. Alcuni suggerimenti:

  • Quando il bambino non riesce a identificare con precisione qual è l’emozione che lo travolge in quel momento, dare un nome a ciò che prova lo aiuta;
  • Spiegare al bambino che ciò che sta provando è una reazione normale e che ha il diritto di provarla;
  • Proponigli gli strumenti per gestire le emozioni, insegnandogli a diminuire la loro intensità cambiando i pensieri o cercando un’alternativa;
  • Non arrabbiarsi, ma dare un posto ai suoi sentimenti;
  • Il contatto visivo e fisico sono essenziali perché senta che siamo con lui, che lo capiamo e che capiamo cosa sta passando;
  • Esprimi a tuo figlio che comprendi cosa gli sta passando, per esempio raccontando una tua situazione in cui ti sei sentito allo stesso modo. L’importante è che il bambino impari che le emozioni fanno parte della vita, che tutti le proviamo e che non sono negative.

In questo modo il bambino si sentirà amato e rispettato; imparerà a identificare i suoi stati emotivi e ad affrontarli in modo sano e, soprattutto, stringerà con noi un legame di fiducia ed affetto.

Spesso, a causa del dolore che proviamo nel vederli soffrire, cerchiamo di distrarli con qualcos’altro in modo che, ad esempio, smettano di piangere, ma questo è controproducente. Le emozioni sono involontarie e il bambino ha bisogno di esprimerle ed affrontarle. Se blocchiamo i loro bisogni di espressione, ciò che impareranno è bloccare le emozioni, non a gestirle.

E tu, validi le emozioni di tuo figlio?

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Evento imperdibile

Ciao a tutti,

sabato 17/04 alle ore 18, la collega Irene Fontanarosa ed io vi aspettiamo numerosi per conversare sulla gestione della rabbia dei bambini e dei genitori.

Cari saluti.

Dott.ssa Vanesa Rojas