LA PROCRASTINAZIONE

La procrastinazione, spesso percepita come una semplice cattiva abitudine, è in realtà un fenomeno complesso con radici profonde nella psicologia umana. Questo articolo esplora le cause e le conseguenze della procrastinazione negli adulti, offrendo una prospettiva psicologica per comprendere meglio questo comportamento.

Procrastinare significa rimandare deliberatamente e in modo abituale compiti che dovrebbero essere completati. Si stima che circa il 20% degli adulti sperimenti la procrastinazione cronica, una condizione che va oltre la semplice gestione inefficiente del tempo.

Cause psicologiche:

  1. Ansia e paura del fallimento: Molti adulti procrastinano perché temono il giudizio degli altri o hanno paura di fallire. Questa paura può paralizzare, portando a rimandare i compiti.
  2. Perfezionismo: Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il perfezionismo non porta sempre a risultati superiori. In alcuni casi, la paura di non essere perfetti può causare procrastinazione.
  3. Bassa autostima: Gli adulti con bassa autostima possono procrastinare come meccanismo di difesa per evitare di affrontare la possibilità del fallimento.
  4. Problemi di regolazione emotiva: La difficoltà nel gestire le emozioni, come la frustrazione o la noia, può portare a rimandare le attività.

Conseguenze psicologiche:

La procrastinazione non è solo una questione di cattiva gestione del tempo; può avere effetti negativi significativi, tra cui:

  • Stress e ansia: Rimandare compiti importanti può causare un aumento dello stress e dell’ansia.
  • Ridotta produttività: La procrastinazione può compromettere la produttività e la qualità del lavoro.
  • Problemi di salute: Lo stress cronico associato alla procrastinazione può avere effetti negativi sulla salute fisica e mentale.

Come possiamo interrompere il meccanismo della procrastinazione?

  1. Riconoscere il problema: Il primo passo è riconoscere che la procrastinazione è un problema e non solo una cattiva abitudine.
  2. Tecniche di gestione del tempo: Imparare e applicare tecniche di gestione del tempo può aiutare a superare la tendenza a procrastinare.
  3. Auto-compassione: Essere più gentili con sé stessi può ridurre la paura del fallimento e il perfezionismo eccessivo.
  4. Supporto psicologico: La terapia può essere utile per affrontare le cause psicologiche alla base della procrastinazione.

La procrastinazione è un fenomeno complesso che richiede un approccio olistico per essere superato. Comprendere le sue cause psicologiche è fondamentale per sviluppare strategie efficaci di gestione e intervento. Con il supporto giusto e un impegno consapevole, è possibile superare la tendenza a procrastinare e migliorare significativamente la qualità della vita.

Bibliografia:

  1. Steel, P. (2007). “The Procrastination Equation: How to Stop Putting Things Off and Start Getting Stuff Done”. Harper Collins.
  2. Burka, J. B. & Yuen, L. M. (2008). “Procrastination: Why You Do It, What to Do About It Now”. Da Capo Lifelong Books.
  3. Tice, D. M. & Baumeister, R. F. (1997). “Longitudinal study of procrastination, performance, stress, and health: The costs and benefits of dawdling”. Psychological Science, 8(6), 454-458.
  4. Sirois, F. M. & Pychyl, T. A. (Eds.). (2016). “Procrastination, Health, and Well-Being”. Academic Press.

L’IMPORTANZA E I BENEFICI DELLA TERAPIA FAMILIARE

Una chiave per il benessere di tutti i membri della famiglia

INTRODUZIONE

La terapia familiare è un approccio terapeutico che si concentra sulle dinamiche e sulle interazioni tra i membri di una famiglia, al fine di favorire il benessere e la crescita di ogni individuo all’interno del sistema familiare. In questo articolo, esploreremo l’importanza della terapia familiare e i suoi numerosi benefici per i membri della famiglia, sia individualmente che nel loro insieme.

1. MIGLIORAMENTO DELLE RELAZIONI FAMILIARI

Uno degli obiettivi principali della terapia familiare è quello di migliorare le relazioni tra i membri della famiglia. Attraverso il dialogo e la comprensione delle dinamiche familiari, il terapeuta aiuta i membri a sviluppare una comunicazione più efficace, a risolvere i conflitti e a costruire relazioni più solide e sane.

2. SVILUPPO DI ABILITÀ DI PROBLEM-SOLVING

La terapia familiare aiuta i membri a sviluppare abilità di problem-solving, insegnando loro come affrontare e risolvere i problemi in modo costruttivo. Questo può portare a una migliore gestione dello stress e a una maggiore resilienza di fronte alle difficoltà della vita.

3. GESTIONE DI PROBLEMI SPECIFICI

La terapia familiare può essere particolarmente utile nel trattare problemi specifici come  dipendenze, traumi, problemi comportamentali e difficoltà scolastiche. In questi casi, il terapeuta lavora con la famiglia per sviluppare strategie efficaci per affrontare e superare tali sfide.

4. RAFFORZAMENTO DELL’AUTOSTIMA E DEL SOSTEGNO EMOTIVO

La terapia familiare può contribuire a rafforzare l’autostima e il sostegno emotivo tra i membri della famiglia. Quando i membri si sentono sostenuti e valorizzati all’interno della famiglia, è più probabile che abbiano successo nel raggiungimento dei loro obiettivi e nel superamento delle difficoltà personali.

5. PROMOZIONE DELLA CRESCITA INDIVIDUALE E DEL CAMBIAMENTO

La terapia familiare incoraggia la crescita individuale e il cambiamento, permettendo ai membri di acquisire una migliore comprensione di sé e degli altri. Inoltre, il terapeuta aiuta i membri a sviluppare strategie per gestire i cambiamenti all’interno della famiglia, come l’arrivo di un nuovo membro, una separazione o un lutto.

CONCLUSIONE

In conclusione, la terapia familiare è uno strumento prezioso per migliorare la qualità delle relazioni e il benessere di tutti i membri della famiglia. Attraverso il lavoro con un terapeuta esperto, le famiglie possono imparare a comunicare in modo più efficace, sviluppare abilità di problem-solving e affrontare sfide specifiche, il tutto mentre rafforzano l’autostima e il sostegno emotivo.

BIBLIOGRAFIA

1. Minuchin, S. (1974). Families and Family Therapy. Harvard University Press.

2.Nichols, M. P., & Schwartz, R. C. (2017). Family Therapy: Concepts and Methods. Pearson.

3. Bowen, M. (1978). Family Therapy in Clinical Practice. Jason Aronson.

4. Carr, A. (2019). Family Therapy: 100 Key Points and Techniques. Routledge.

5. Haley, J. (2012). Problem-Solving Therapy. Jossey-Bass.

6. Imber-Black, E., & Roberts, J. (2003). Rituals in Families and Family Therapy. W. W. Norton & Company.

7. Gurman, A. S., & Kniskern, D. P. (Eds.). (2014). Handbook of Family Therapy. Routledge.

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ATTACCAMENTO TRA GENITORI E FIGLI

L’attaccamento tra genitori e figli si riferisce alla forte connessione emotiva che si sviluppa tra un bambino e i suoi genitori durante i primi anni di vita. Questa connessione si basa sulla capacità del bambino di affidarsi ai suoi genitori per le proprie necessità di base, come il cibo, la protezione e l’affetto.

Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, l’attaccamento è un bisogno primario e innato dell’essere umano e rappresenta una necessità biologica per la sopravvivenza. Bowlby sostiene che l’attaccamento si sviluppa attraverso una serie di fasi, dalle prime esperienze di contatto fisico con la madre dopo la nascita, all’esplorazione dell’ambiente circostante da parte del bambino.

ATTACCAMENTO TRA GENITORI E FIGLI

Bowlby credeva che la relazione di attaccamento tra un bambino ed i suoi genitori fosse un modello per le future relazioni interpersonali dell’individuo.

Gli studiosi dell’attaccamento hanno identificato quattro tipi principali di attaccamento:

  • Attaccamento sicuro:Il bambino si sente a proprio agio con i genitori che utilizza come punto di riferimento sicuro per esplorare l’ambiente circostante.
  • Attaccamento insicuro-evitante: Il bambino sembra non interessarsi molto alla presenza dei genitori e non cerca il loro conforto o la loro protezione.
  • Attaccamento insicuro-ambivalente: Il bambino sembra confuso e preoccupato per la presenza dei genitori, cerca il loro conforto ma non riesce a calmarsi.
  • Attaccamento insicuro-disorganizzato: Il bambino sembra non avere una strategia coerente per gestire la presenza dei genitori e può apparire confuso o spaventato.

La ricerca ha dimostrato che l’attaccamento sicuro è associato a una maggiore sicurezza emotiva, una maggiore autostima e una maggiore capacità di stabilire relazioni intime e soddisfacenti nell’età adulta. Al contrario, i bambini con un attaccamento insicuro possono sviluppare problemi comportamentali, emotivi e relazionali, tra cui l’ansia, la depressione e la difficoltà a costruire relazioni significative.

L’attaccamento sicuro si sviluppa quando il bambino ha fiducia che il suo genitore risponderà alle sue esigenze in modo coerente e affidabile. In altre parole, quando il bambino piange o manifesta necessità, se il genitore risponde prontamente e con attenzione, il bambino si sentirà rassicurato e sicuro. Al contrario, se il genitore non risponde o risponde in modo inadeguato, il bambino può sentirsi insicuro o ansioso.

La maggior parte dei bambini sviluppa un attaccamento sicuro, ma circa il 20% dei bambini sviluppa un attaccamento insicuro e la maggior parte di questi hanno un attaccamento insicuro-evitante.

I bambini con un attaccamento sicuro sviluppano una maggiore autostima e una maggiore sicurezza emotiva, e sono più in grado di esplorare il mondo intorno a loro in modo indipendente. D’altra parte, i bambini con un attaccamento insicuro possono sviluppare problemi di comportamento e relazionali, che possono persistere anche in età adulta.

In sintesi, l’attaccamento tra genitori e figli è un aspetto fondamentale dello sviluppo infantile e può influenzare la salute emotiva e relazionale del bambino a lungo termine. È importante per i genitori creare un ambiente sicuro, prevedibile e amorevole per i loro figli, in modo che possano sviluppare un attaccamento sicuro e stabile.

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Bibliografia

L’attaccamento. La relazione fondamentale nella vita del bambino” di Fabio Scacciati. Il libro si concentra sulla teoria dell’attaccamento di Bowlby e sul suo impatto sullo sviluppo infantile.

L’attaccamento. Come costruire una relazione sicura con il tuo bambino” di Mary Ainsworth e Mary Main. Questo libro presenta la teoria dell’attaccamento e le quattro categorie principali di attaccamento, fornendo anche suggerimenti pratici per i genitori su come costruire un attaccamento sicuro con il proprio bambino.

Il bambino e il suo mondo interno. Riflessioni sull’attaccamento e la relazione di cura” di Selma Fraiberg. Questo libro esplora la relazione tra l’attaccamento e la formazione dell’identità del bambino, offrendo una guida pratica per i genitori e i professionisti della salute mentale.

IMPARARE A LASCIAR ANDARE

Lasciar andare implica non continuare a desiderare quello che vogliamo ottenere e non rimanere legati a quello che già abbiamo, o semplicemente a quel che pensiamo di dover avere. Lasciar andare significa anche non rimanere ancorati a quel che odiamo, a quello verso cui proviamo una fortissima avversione“. J. Kabat Zinn

Lasciar andare è un processo naturale della vita. Tuttavia, è complesso ed è uno di quelli che ci causa più sofferenza. 
Quante cose hai dovuto lasciar andare nella tua vita? Sono molte le situazioni in cui possiamo trovarci a dover lasciar andare qualcosa:

  • Rompere una relazione,
  • Perdere una persona cara,
  • Cambiare abitudini,
  • Cambiare lavoro,
  • Lasciare il nostro luogo di residenza.

Spesso ci aggrappiamo a persone, cose o situazioni per paura di perderle, per non sentire dolore o tristezza nel momento del distacco. Abbiamo paura di cambiare, di far entrare il nuovo, per paura di lasciare andare il vecchio. Infatti, spesso abbiamo difficoltà a staccarci da ricordi, persone, situazioni che hanno significato molto per noi oppure che ci hanno fatto del male. Oppure, ci hanno fatto passare dei bei momenti, ma non fanno più parte della nostra vita.  

Per iniziare a lasciare andare bisogna comprendere e accettare che le cose sono andate in un certo verso e che non possiamo cambiarle, una volta fatto ciò, siamo pronti a lasciare andare ciò che ci legava al passato.

Lasciar andare, non è legato esclusivamente al dolore, alla perdita o alla sofferenza, anzi può rappresentare un’opportunità di apprendimento e di crescita personale. 

La vita, in sostanza, è un continuo fluire dove nulla rimane statico, tutti facciamo parte di continui cambiamenti.

Perché non lasciamo andare? Tra i principali motivi per cui ci aggrappiamo al passato, troviamo:

  • La paura del cambiamento e dell’ignoto, che pensiamo possa essere molto negativo o difficile da gestire,
  • Non vogliamo perdere qualcosa che ci piace e che ci dà piacere,
  • Siamo molto rigidi e questa rigidità ci dà, a torto, il senso di controllo e potere,
  • Un sentimento di forte attaccamento, esagerato e negativo, che trasciniamo dalla nostra infanzia e vissuto da quando eravamo piccoli,
  • Una bassa autostima che ci blocca, anche di fronte al negativo.

Per lasciar andare il passato, bisogna imparare a vivere il presente, il qui e l’ora, fissando l’attenzione su tutto quello che si fa in ogni momento.

Per lasciar andare qualsiasi persona, situazione o cosa, è importante scoprire quali vantaggi secondari otteniamo rimanendo in quella posizione e quali credenze e pensieri sbagliati abbiamo al riguardo.

Una volta che li abbiamo scoperti, possiamo fare i cambiamenti necessari.

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IL PARENT TRAINING: DIVENTARE GENITORI EFFICACI

Il parent training, in psicologia, è un intervento che ha come obiettivo principale quello di aiutare i genitori a sviluppare abilità e competenze nella gestione dei comportamenti dei loro figli, al fine di migliorare la qualità della vita familiare e delle relazioni genitore-figlio.

Il parent training è un intervento centrato sul genitore e si basa sul presupposto che i genitori siano i primi educatori e influencer nella vita dei loro figli. In questo senso, il parent training si concentra sulla formazione e sul sostegno dei genitori, piuttosto che sul trattamento diretto del bambino.

Durante il parent training, i genitori imparano tecniche di gestione dei comportamenti che incoraggiano lo sviluppo di comportamenti positivi e abilità sociali nei loro figli. Queste tecniche includono la comunicazione efficace, la risoluzione dei conflitti, la disciplina positiva e la promozione delle abilità sociali e di autocontrollo.

Il parent training può essere personalizzato in base alle esigenze specifiche della famiglia e dei problemi comportamentali dei loro figli.

Il parent training solitamente prevede incontri di gruppo o sessioni individuali con uno psicologo, durante i quali i genitori apprendono tecniche di comunicazione efficace per la risoluzione dei problemi e la disciplina positiva. L’obiettivo è quello di fornire ai genitori gli strumenti necessari per gestire i comportamenti problematici dei loro figli in modo costruttivo e aiutare i bambini a sviluppare competenze sociali e di autocontrollo.

Famiglia e Parent Training

Il parent training può essere utilizzato per trattare una vasta gamma di problemi comportamentali nei bambini, come:

Comportamenti oppositivi e disobbedienti: il parent training può aiutare i genitori a gestire comportamenti difficili come la ribellione, la negatività e la disobbedienza nei bambini.

Problemi di disciplina (aggressività e capricci): i genitori possono imparare tecniche efficaci di disciplina e di risoluzione dei conflitti per gestire i comportamenti indesiderati dei loro figli.

Difficoltà nell’apprendimento: il parent training può aiutare i genitori a supportare i loro figli nell’apprendimento scolastico e nell’affrontare eventuali difficoltà come l’iperattività e la disattenzione.

Problemi di comportamento nei disturbi dello spettro autistico: il parent training può aiutare i genitori a comprendere e gestire i comportamenti associati ai disturbi dello spettro autistico.

Ansia e depressione: il parent training può aiutare i genitori a identificare e gestire l’ansia e la depressione nei loro figli.

Problemi di comportamento associati all’abuso di sostanze: Il parent training può aiutare i genitori a prevenire e gestire l’uso di sostanze stupefacenti da parte dei loro figli.

Disturbi del comportamento alimentare: il parent training può essere un utile strumento per aiutare i genitori a gestire i problemi alimentari dei loro figli, come l’anoressia, la bulimia e l’obesità.

Il parent training è un approccio efficace per affrontare questi problemi e migliorare la relazione genitore-figlio, la comunicazione e la qualità della vita familiare.

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LUTTO E SEPARAZIONI NELLA VITA DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI

Il lutto e la separazione sono eventi difficili da affrontare per tutti, ma possono essere particolarmente traumatici per i bambini e per gli adolescenti.

In caso di lutto o separazioni, i bambini e gli adolescenti possono sperimentare una vasta gamma di emozioni negative come: tristezza, ansia, colpa, rabbia e senso di perdita. Questi sentimenti possono influire negativamente sul loro benessere emotivo e psicologico, compromettendo la loro capacità di affrontare le sfide quotidiane e di sviluppare relazioni sane.

Ecco alcuni consigli per aiutare i bambini e gli adolescenti a gestire il lutto e le separazioni.

Siate onesti: I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di sapere cosa sta accadendo e di avere informazioni affidabili.

Siate disponibili: Fornite loro un supporto emotivo e fisico. Ascoltateli e rispondete alle loro domande.

Validate i loro sentimenti: Riconoscete i loro sentimenti e fate loro sapere che è normale sentirsi tristi, arrabbiati o confusi in queste situazioni.

Mantenete una routine: La routine aiuta a dare stabilità e sicurezza ai bambini e agli adolescenti.

Coinvolgeteli in attività che li facciano sentire positivi: Aiutateli a concentrarsi su cose che li fanno sentire felici e positivi.

Fornite loro opportunità per esprimersi: Incoraggiateli a parlare delle loro emozioni o a scrivere o disegnare i loro sentimenti.

Considerate l’aiuto professionale: Se i bambini o gli adolescenti stanno avendo difficoltà a gestire il lutto o la separazione, considerate l’idea di rivolgervi a un professionista della salute mentale, che sarà in grado di fornire supporto e consigli specifici per la situazione unica di ogni bambino o adolescente.

Lo psicologo può aiutare i giovani a elaborare il loro lutto e a gestire le loro emozioni attraverso la terapia. Questo può comportare la rielaborazione dei ricordi del defunto o delle circostanze della separazione, l’identificazione delle fonti di stress e dei pensieri negativi e la costruzione di nuove strategie di coping.

Inoltre, lo psicologo può fornire supporto ai genitori nella gestione delle difficoltà che possono sorgere durante una separazione o un lutto. Questo può includere la mediazione nella comunicazione tra i genitori, l’aiuto nella gestione dei conflitti e dei problemi pratici, e la consulenza per il supporto emozionale dei figli.

In generale, il supporto psicologico può aiutare i giovani a superare il lutto e a sviluppare una prospettiva più positiva, migliorando la loro capacità di affrontare le sfide future e di costruire relazioni sane e positive.

Ricordate che ogni bambino o adolescente reagirà in modo diverso e che il supporto che offrite deve essere personalizzato alle loro esigenze specifiche. La cosa più importante è essere presenti e disponibili per loro in questo momento difficile.

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Le carte Dixit: l’uso delle immagini come strumento per conoscersi meglio e raccontarsi. 

Dixit è un gioco di carte creato nel 2002 dal neuropsichiatra infantile Jean-Louis Roubira. Il gioco consiste in un mazzo di 84 carte illustrate con immagini surreali e astratte e consiste nel far indovinare agli altri giocatori la carta da scelta utilizzando una parola o una frase che la descrivono.

Recentemente, le carte Dixit sono state utilizzate anche in ambito psicoterapeutico, sia con adulti che con bambini, perché il gioco permette di esplorare la creatività e la fantasia dei pazienti, stimolando la comunicazione e la cooperazione. Inoltre, le immagini astratte delle carte possono essere utilizzate come supporto per lavorare su emozioni e pensieri inconsci.

Carte Dixit

In psicoterapia, le carte Dixit possono essere utilizzate in diversi modi, ad esempio come strumento per:

  • Sviluppare la capacità di comunicare in modo efficace,
  • Migliorare la capacità di ascolto attivo,
  • Lavorare sull’espressione delle emozioni,
  • Sviluppare la creatività e la fantasia,
  • Stimolare la cooperazione e la socializzazione,
  • Sviluppare la capacità di problem solving.

L’uso delle carte Dixit nelle sedute è un’ottima scelta perché permette di lavorare su diverse tematiche in modo ludico, stimolando la partecipazione attiva dei pazienti e rendendo il processo terapeutico più coinvolgente.

Le carte Dixit sono uno strumento versatile che può essere utilizzato in diversi contesti terapeutici, come la terapia individuale, di coppia o di gruppo.

Inoltre, ci sono diversi studi e ricerche che hanno esplorato l’uso delle carte Dixit in ambito terapeutico, sia con adulti che con bambini, e che hanno evidenziato i suoi benefici per la crescita personale e la risoluzione dei problemi. È importante però sottolineare che, come per qualsiasi strumento terapeutico, è fondamentale che l’uso delle carte Dixit sia integrato in una terapia e sia condotto da un professionista formato e specializzato.

E tu, conoscevi le carte Dixit?

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BULLISMO

Il bullismo è un fenomeno diffuso nelle scuole di tutto il mondo, comprese quelle italiane. Secondo l’Indagine nazionale sulla violenza a scuola, condotta dal Ministero dell’Istruzione nel 2018, il 40% degli studenti italiani ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di bullismo negli ultimi tre mesi.

Il bullismo è stato segnalato con maggiore frequenza nelle scuole medie inferiori (48%) rispetto alle scuole medie superiori (32%) e alle scuole elementari (17%).

Il bullismo è un comportamento intenzionalmente dannoso verso una persona o un gruppo di persone, che viene ripetuto nel tempo. Nelle scuole, il bullismo può assumere le seguenti forme:

  • Fisica: aggressioni fisiche, come spintoni, schiaffi, pugni, calci;
  • Verbale: insulti, minacce, diffamazione, esclusione sociale;
  • Relazionale: esclusione sociale, ostracismo, gossip;
  • Online: cyberbullismo, ovvero il bullismo che avviene tramite i mezzi di comunicazione digitale, come ad esempio social media, chat, SMS, e-mail.

Il bullismo verbale è stato segnalato come la forma di bullismo più comune (80%), seguito dal bullismo relazionale (47%) e dal bullismo fisico (18%). Il bullismo online è stato segnalato dal 9% degli studenti.

Il bullismo può avere gravi conseguenze per le vittime, come ad esempio il danno all’autostima, l’ansia, la depressione, il senso di isolamento, e in alcuni casi può persino portare al suicidio. È importante che le scuole adottino misure efficaci per prevenire il bullismo e proteggere gli studenti.

Non esiste un profilo specifico di un “bullo scolastico”. I bulli possono avere diverse caratteristiche e possono agire in modo diverso in base alla situazione. Tuttavia, alcune caratteristiche che possono essere associate ai bulli scolastici includono:

  • Bassa autostima: i bulli possono agire in modo aggressivo per nascondere le loro insicurezze e aumentare la loro autostima;
  • Bisogno di potere e controllo: i bulli possono cercare di sottomettere gli altri per sentirsi forti e potenti;
  • Assenza di empatia: i bulli possono avere difficoltà a mettersi nei panni degli altri e a comprendere le loro emozioni;
  • Assenza di regole: i bulli possono avere scarsa considerazione per le regole e per gli altri, e possono agire senza tenere conto delle conseguenze delle loro azioni;
  • Storia familiare di violenza: i bulli possono essere stati vittime o testimoni di violenza in famiglia, e questo può influire sul loro comportamento.

È importante sottolineare che queste caratteristiche non sono presenti in tutti i bulli, e che non tutte le persone che presentano queste caratteristiche diventeranno bulli. Inoltre, i bulli possono cambiare e migliorare il loro comportamento con l’aiuto di un supporto adeguato.

I trattamenti che possono aiutare i bulli scolastici dipendono dalle cause sottostanti al loro comportamento aggressivo. Alcuni trattamenti che possono essere utili per i bulli scolastici sono:

  • Terapia cognitivo-comportamentale: questo tipo di terapia può aiutare i bulli a identificare e modificare i pensieri e le emozioni che stanno alla base del loro comportamento aggressivo;
  • Terapia familiare: se il bullismo è legato a problemi all’interno della famiglia, la terapia familiare può aiutare a risolvere questi problemi e a promuovere un ambiente più sano e positivo in casa;
  • Interventi di gruppo: il lavoro di gruppo con altri adolescenti che hanno problemi di comportamento simili può aiutare i bulli a sviluppare nuove abilità sociali e a imparare a gestire le loro emozioni in modo più adeguato;
  • Supporto scolastico: se il bullismo è legato a difficoltà scolastiche o a un ambiente scolastico poco sostenibile, il supporto scolastico può aiutare il bullo a migliorare il rendimento scolastico e a trovare un ambiente più positivo dove sviluppare le proprie abilità.

Inoltre, si devono aiutare anche i bambini che sono stati bullizzati in funzione della quantità e dell’intensità degli episodi di bullismo di cui sono stati vittime.

E’ fondamentale che le scuole lavorino in modo collaborativo con le famiglie e i servizi sociali per garantire un supporto continuativo e integrato alle vittime e ai bulli.

Se si sospetta o si scopre che un figlio è un bullo, è importante che le famiglie intervengano per aiutare il figlio a cambiare il suo comportamento e per proteggere gli altri dal suo comportamento aggressivo.

Invece, se si sospetta o si scopre che un figlio è vittima di bullismo, è importante che le famiglie intervengano per proteggere il figlio dal bullismo e per aiutarlo a superare le conseguenze negative.

Ogni caso di bullismo è unico e le famiglie devono trovare la soluzione più adeguata alle esigenze del figlio. Inoltre, è fondamentale che le famiglie lavorino in modo collaborativo con la scuola e con altri servizi per garantire un supporto continuativo e integrato al figlio.

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COME PROMUOVERE IL SENSO DI RESPONSABILITÀ NEI FIGLI

Quando si insegna a un bambino ad essere responsabile?
I bambini di circa diciotto mesi sono in grado di imparare una routine, di incorporarla approssimativamente ai ventiquattro mesi e a tre anni possono cominciare a regolarsi da soli.

Cosa significa essere responsabili?
La responsabilità è la consapevolezza delle conseguenze su noi stessi o sugli altri di tutto ciò che facciamo o non facciamo.

Uno dei compiti più importanti nella formazione dei figli è quello di insegnare loro ad essere responsabili e ciò va fatto sin da quando sono piccoli. Per far sì che i bambini comprendano e attuino il senso di responsabilità, sono necessarie informazioni, orientamenti, pazienza, costanza, fiducia; consentendo loro di partecipare ai processi decisionali, dando loro la possibilità di farsi carico dei risultati delle loro azioni.


La responsabilità è una qualità che si trasmette ai bambini attraverso messaggi verbali e non verbali. I genitori, gli insegnanti e le persone che fanno parte del loro ambiente, devono trasmettere ai bambini un senso di fiducia, cioè farli sentire capaci di essere autonomi.

Per i bambini sentire che i loro referenti (genitori, insegnanti, nonni, ecc.) credono in loro e si fidano di loro è estremamente importante anche per loro autostima. Sostenuti da questa fiducia in loro stessi, i bambini cercheranno di affrontare e superare le sfide che si presentano in modo autonomo.

È importante ricordare che quando un bambino prova a fare le cose da solo, inevitabilmente commetterà degli errori. In tal caso è importante non trasmettergli frustrazione (che a volte sentiamo anche noi pur essendo adulti), ma aiutarli e motivarli a continuare a provare. Non bisogna mai criticarli o dire frasi come: “Non si fa così, lascia fare a me“.


Strategie per insegnare la responsabilità ai bambini

Le azioni e le attività che i genitori possono e devono intraprendere per promuovere la responsabilità dei figli sono:

1) Stabilire regole che servano da punto di riferimento e che il bambino incorporerà crescendo.

2) Iniziare da compiti semplici per poi gradualmente passare a quelli più complessi.

3) Essere molto chiari quando si dice ai figli cosa ci si aspetta da loro.

4) Insegnare loro, progressivamente e chiaramente, cosa devono fare.

5) Incentivarli a cavarsela da soli, ad affrontare le difficoltà, a conoscere il valore delle cose, ecc. Fategli comprendere che il loro sforzo è qualcosa di naturale.

6) Anche se i bambini sono piccoli, devono svolgere qualche mansione in casa alla loro portata, come: raccogliere i giocattoli, preparare la tavola, innaffiare una pianta, mettere in ordine, ecc.

7) Non assumete voi la responsabilità dei compiti che i vostri figli devono svolgere. Essi possono essere aiutati, guidati, consigliati, ma devono essere loro i responsabili dei compiti che gli sono stati assegnati.

8) Non perdete la pazienza.

E tu dai la possibilità a tuo figlio di essere responsabile?

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