LE ABILITÀ SOCIALI NEI BAMBINI

Poniamoci una semplice domanda: “Come imparano davvero i nostri piccoli?”.

Secondo molti studi sulla psicologia sociale ed in particolare quelli di Albert Bandura, i bambini sviluppano la maggior parte del loro apprendimento attraverso l’osservazione, l’imitazione e l’interazione continua.

Le abilità sociali sono un insieme di comportamenti che ci consentono di stabilire relazioni appropriate con gli altri e risolvere i conflitti. Queste abilità iniziano a svilupparsi fin dalla prima infanzia, grazie alle relazioni che i bambini instaurano con le persone che si prendono cura di loro e continueranno durante lo sviluppo in base alle esperienze che hanno con i loro coetanei.

I bambini sono carichi di emozioni, sentimenti, idee e percezioni soggettive che influenzeranno i loro comportamenti nelle interazioni con gli altri. 

Molte sono le capacità che compongono le abilità sociali nei bambini, tra queste troviamo:

  • Risoluzione dei conflitti;
  • Autocontrollo emotivo;
  • Assertività;
  • Comunicazione;
  • Cooperazione;
  • Empatia.

Fin dalla nascita la famiglia (genitori, fratelli, nonni, zii, cugini, ecc.) sarà il contesto di riferimento, dove i bambini impareranno a sviluppare le loro capacità sociali.

L’importanza delle abilità sociali risiede nell’adattamento del bambino ai diversi ambienti in cui opera: scuola, famiglia, gruppo di coetanei, ecc. Tutte queste capacità sono importanti, tuttavia, due di esse sono particolarmente rilevanti: l’empatia e l’assertività.

L‘empatia è la capacità di porsi nel punto di vista di un’altra persona e agire secondo i sentimenti dell’altro. Richiede un’adeguata comprensione emotiva ed è la chiave del successo nelle prestazioni sociali.

L’assertività è la capacità di difendere i propri diritti e interessi senza danneggiare quelli degli altri. Empatia e assertività vanno di pari passo e trovare l’equilibrio tra entrambe è essenziale per risolvere con successo i conflitti sociali che sorgono nel corso della vita.

Il modo in cui i bambini si relazionano con i loro coetanei nei primi anni di vita è fondamentale per il loro sviluppo e adattamento. Per questo motivo è molto importante che i bambini riescano a sviluppare abilità sociali, necessarie per condurre una vita armoniosa e appagante con gli altri.

Fin dalla nascita le persone cercano di relazionarsi e creare legami affettivi, che saranno la base per acquisire tutte quelle abilità che li definiranno adulti. L’influenza di altre persone e le esperienze vissute in diverse situazioni sociali, li aiuteranno a sviluppare quei legami. Questo è noto come processo interattivo.

I bambini iniziano a sentire il bisogno di relazionarsi con gli altri a partire dai tre anni; però fino ai sei anni, queste relazioni non sono ancora forti e non sono in grado di generare legami stretti o permanenti.

Quando i bambini raggiungono l’età di nove anni, queste relazioni si rafforzano permettendo loro di formare gruppi più stabili e di rafforzare i legami emotivi. La scuola è un luogo vitale per il corretto sviluppo evolutivo dei bambini, sia cognitivamente che socialmente.

Il passaggio attraverso la scuola segna il carattere e la formazione della personalità di ogni bambino. Ci sono molti casi in cui il bambino non vive in un ambiente stabile e strutturato. In questi casi, la scuola diventa uno strumento indispensabile per costruire una personalità adeguata al raggiungimento della vita adulta.

CONTATTA LA DOTT.SSA VANESA ROJAS AL 339-250.9358

VALIDARE LE EMOZIONI DEI NOSTRI FIGLI

Validare le emozioni dei nostri figli è molto importante per loro, ma:

Cosa significa esattamente? Come lo facciamo? Cosa dobbiamo fare affinché i bambini lo sentano?

Quando qualcuno ci mostra la sua tristezza, il suo dolore o la sua angoscia, ci precipitiamo a dirgli che non succede nulla, che non è così grave, che non importa.

A maggior ragione, quando si tratta dei nostri figli, vogliamo eliminare quella sofferenza il più presto possibile, per proteggerli dal dolore, perché li amiamo e anche perché il loro dolore è anche il nostro. Soffriamo nel vederli soffrire.

Le emozioni sono involontarie e tutti proviamo emozioni. Inoltre, nessuno decide cosa vuole sentire, ma, a seconda della situazione che si vive, il nostro cervello “attiva” l’emozione associata a quel momento.

Quando diventiamo genitori, spesso ci troviamo a ripetere schemi dell’educazione che abbiamo ricevuto quando eravamo bambini; dopotutto, è tutto ciò che sappiamo. Tuttavia, se vogliamo stabilire un legame più sano e più forte con i nostri figli, il viaggio inizia proprio con le loro emozioni.

Perché è importante validare un’emozione?

Validare è accettare le emozioni dei nostri figli, anche se non siamo d’accordo o se le esprimono in modo inappropriato.

Validare un’emozione è riconoscerla come legittima, non cercare di negarla o reprimerla e rispettare il suo processo naturale.

Uno degli aspetti più importanti per validare le emozioni è che i nostri figli si sentano compresi. Però, se non proviamo, viviamo e sperimentiamo le nostre emozioni, sarà molto difficile per noi riconoscerle. Se non le conosciamo, è praticamente impossibile imparare a gestirle.

VALIDARE LE EMOZIONI

Quando i bambini stanno imparando a gestire le loro emozioni è importante che non ricevano rifiuti, che non vengano ignorati, che non si sentano dire “i bambini grandi non piangono” e che non vedano facce di disapprovazione. Le emozioni li accompagneranno per tutta la vita e saperle gestire è fondamentale.

Come validare le emozioni dei nostri figli. Alcuni suggerimenti:

  • Quando il bambino non riesce a identificare con precisione qual è l’emozione che lo travolge in quel momento, dare un nome a ciò che prova lo aiuta;
  • Spiegare al bambino che ciò che sta provando è una reazione normale e che ha il diritto di provarla;
  • Proponigli gli strumenti per gestire le emozioni, insegnandogli a diminuire la loro intensità cambiando i pensieri o cercando un’alternativa;
  • Non arrabbiarsi, ma dare un posto ai suoi sentimenti;
  • Il contatto visivo e fisico sono essenziali perché senta che siamo con lui, che lo capiamo e che capiamo cosa sta passando;
  • Esprimi a tuo figlio che comprendi cosa gli sta passando, per esempio raccontando una tua situazione in cui ti sei sentito allo stesso modo. L’importante è che il bambino impari che le emozioni fanno parte della vita, che tutti le proviamo e che non sono negative.

In questo modo il bambino si sentirà amato e rispettato; imparerà a identificare i suoi stati emotivi e ad affrontarli in modo sano e, soprattutto, stringerà con noi un legame di fiducia ed affetto.

Spesso, a causa del dolore che proviamo nel vederli soffrire, cerchiamo di distrarli con qualcos’altro in modo che, ad esempio, smettano di piangere, ma questo è controproducente. Le emozioni sono involontarie e il bambino ha bisogno di esprimerle ed affrontarle. Se blocchiamo i loro bisogni di espressione, ciò che impareranno è bloccare le emozioni, non a gestirle.

E tu, validi le emozioni di tuo figlio?

CONTATTA LA DOTT.SSA VANESA ROJAS AL 339.250.9358

L’IMPORTANZA DEL CONTATTO FISICO TRA GENITORI E FIGLI

Un abbraccio, una carezza o tenersi per mano possono alleviare la tristezza o aiutare a ridurre gli effetti dello stress. Pertanto, i genitori devono essere consapevoli dell’importanza del contatto fisico nell’educazione dei figli, soprattutto quando sono più giovani, poiché l’interazione fisica ha una grande influenza sulla salute, sullo sviluppo fisico, emotivo, mentale e cognitivo dei bambini.

Il contatto fisico tra genitori e figli innesca una serie di meccanismi fisiologici che contribuiscono a migliorare l’umore e la salute in generale. Un abbraccio in un momento di stress aiuta a ridurre la produzione di cortisolo che è la causa dello stress.

Oppure una carezza sulla tempia di un bambino può aiutarlo ad addormentarsi, poiché, con il contatto fisico, aumentano i livelli di serotonina, una sostanza legata alla regolazione dell’umore e del sonno.

Per questo l’importanza del contatto fisico nell’educazione dei bambini è giustificata dagli innumerevoli benefici che comporta sotto molti aspetti. Quindi, se i bambini crescono in una famiglia in cui si dimostra affetto anche attraverso l’interazione fisica, avranno importanti benefici come:

  • Migliori relazioni sociali e comunicative;
  • Riduzione e miglior gestione degli stati di ansia o di stress;
  • Riduzione della percezione del dolore;
  • Miglioramento dell’umore generale;
  • Aumento dell’autostima e della motivazione;
  • Incremento dei processi di apprendimento.

La vicinanza dei genitori e l’intimità fisica con i loro figli, fin dalla più tenera età, consentono di sviluppare un rapporto più profondo con loro anche quando saranno adolescenti o adulti.

Il contatto fisico con i figli è una forma di comunicazione non verbale, attraverso la quale i genitori possono dialogare, negoziare ed educare i propri figli.

Contatta la dott.ssa Vanesa Rojas al 339-250.9358

GENITORI ELICOTTERO:IL FENOMENO DI ESSERE IPERPROTETTIVI

Hai mai sentito il termine “Genitori Elicottero“? Hai idea di cosa siano?

Quante volte diciamo ai nostri figli: “Tesoro, stai attento a non cadere “, “Mastica bene il cibo altrimenti ti può fare male “. Queste frasi, apparentemente innocenti, se usate troppo spesso potrebbero essere dannose per i bambini.

Il termine “Padre Elicottero” nacque nel 1969 quando il Dott. Haim Ginott scrisse il libro “Genitori e Adolescenti“.

I genitori elicottero sono genitori che si concentrano troppo sui figli, assumendosi troppe responsabilità per le esperienze, i successi e i fallimenti dei loro figli. Si caratterizzano perché vogliono arrivano ad eccessi come: sovra protezione, controlli esagerati e ricerca della perfezione.

Genitori elicottero


Nell’infanzia, un genitore elicottero è sempre vigile sulle attività del figlio, impedendogli di fare le proprie cose da solo. Nei primi anni di scuola il “genitore elicottero” si occuperà di selezionare gli amici e le attività del bambino, dandogli un aiuto eccessivo per adempiere i doveri scolastici, giungendo anche a fargli i compiti.

Questi genitori hanno come caratteristica principale la credenza che l’infanzia dei loro piccoli dovrebbe essere il più piacevole possibile, senza emozioni negative. Ma ciò diventa dannoso per il bambino perché non può sperimentare la frustrazione, dato che ottiene tutto facilmente da mamma e papà.

Essere un genitore presente ha molti benefici per un bambino, gli dà sentimenti di amore e di accettazione, una maggiore fiducia in sé stesso e opportunità di crescita. Tuttavia, il problema è che l’educazione dei figli dei “Genitori Elicottero” è guidata dalla paura e dalle decisioni basate su ciò che potrebbe accadere di negativo, senza considerare che il fallimento e le sfide insegnano ai bambini nuove abilità per affrontare le delusioni.

La ricerca dimostra che i bambini che hanno genitori elicottero sono meno in grado di affrontare le sfide che richiede la propria crescita quali: comportarsi bene in classe, fare amicizie o avere un buon rendimento scolastico.

Come genitore è importante che tu abbia sempre il tempo di parlare con tuo figlio per capire se stai oltrepassando i limiti.  In termini pratici, questo significa lasciare che tuo figlio affronti e esperimenti le proprie sfide della vita da solo, accompagnandolo nel percorso di crescita.

Dobbiamo fare un passo indietro e, pur stando al suo fianco, dargli la possibilità di risolvere da solo il suo problema. Queste azioni ci aiuteranno a far crescere bambini forti e sicuri di sé, che è ciò che vogliamo.

Tu, ti consideri un genitore elicottero?

Contatta la dott.ssa Vanesa Rojas al 339-250.9358

L’ANSIA NEI BAMBINI E IL RUOLO DEI GENITORI

Essere genitori di un bambino ansioso non è un compito facile. Quando il bambino è ansioso al punto da non riuscire a godersi alcuni aspetti della vita, molti genitori cercano di fare qualcosa per aiutarlo, ma tutte le strategie che provano non sembrano funzionare.

Anzi, spesso le soluzioni tentate sembrano farli peggiorare, inoltre la maggior parte dei genitori pensa che i loro figli supereranno l’ansia “semplicemente crescendo”, mantenendo così questa sofferenza per molto tempo prima di scoprire che si può fare qualcosa di terapeutico.

L’ansia è un un’emozione normale, sana e necessaria che tutti proviamo. Serve per aiutarci a sopravvivere, mantenere la sicurezza e comportarci nel modo più appropriato nelle situazioni di pericolo. Questo tipo di ansia definita “motivata”, rappresenta un’adeguata risposta tipo “attacco/fuga” di fronte ad un pericolo reale; ossia combattere il pericolo o scappare da esso.

L’ansia diventa patologica quando si manifesta in assenza di pericoli reali, cioè quando non c’è alcuna necessità di attaccare o fuggire.

L’ansia patologica o immotivata include tre aspetti:

  • fisici (batticuore, mal di stomaco, sudorazione, ecc.),
  • cognitivi (pensieri negativi catastrofici),
  • comportamentali (evitamento).

I bambini ansiosi percepiscono il mondo come un posto pericoloso (fisicamente, emotivamente e socialmente) e possono essere diventati ansiosi per situazioni vissute (traumi) oppure influenzati da genitori o altri adulti ansiosi.

I bambini ansiosi tendono a fare due errori nel loro modo di pensare:

  • sopravvalutano la probabilità dell’avverarsi di un evento spiacevole,
  • sopravvalutano la gravità delle conseguenze che ci saranno, se l’evento si verificasse.

Ciò che può farli sentire rapidamente meglio è tenerli lontani dalle situazioni che li rendono ansiosi. Però, così facendo, imparano che il modo per sentirsi meglio è evitare le situazioni che potrebbero provocare attacchi di ansia, ciò li porterà a evitare sempre di più e a creare un circolo vizioso. Questo tipo di comportamento, in realtà, nel tempo alimenta l’ansia.

I genitori si sentono tra due poli apparentemente opposti: da una parte avvertono il bisogno di rassicurare il figlio e di aiutarlo a sperimentare meno ansia possibile; ma, d’altra parte, si rendono conto che rassicurandolo o adattandosi alla sua ansia, non riusciranno mai a promuovere la sua autonomia.

Per molti genitori le spinte opposte di questi due poli portano ad una fluttuazione continua tra iperprotezione e le richieste eccessive.

La migliore risposta che i genitori possano dare alle ansie dei bambini è una combinazione di accettazione e legittimazione delle stesse, unite alla convinzione che i loro figli siano capaci di sopportare un’ansia leggermente maggiore di quella finora provata.

Contatta la dott.ssa Vanesa Rojas al 339-250.9358